Al termine del giro del'Atlantico è stato possibile stilare un bilancio energetico dei consumi effettivi della barca (gasolio e metanolo) a verifica dei calcoli preliminari, sulla base del monitoraggio costante effettuato durante le 3 traversata in solitario.
La tappa di rientro dalla Martinica alle Azzorre non è stata presa in considerazione poiché si è trattato di un trasferimento in equipaggio ed i risultati sono inquinati dai consumi di gasolio per l'vanzamento durante i periodi di bonaccia.
I risultati e le conclusioni sono pubblicati al capitolo corrispondente nel sito principale di ZenZero
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La partenza da Horta è stata rimandata di qualche ora su richiesta di tutti i partecipanti all’Atlantique Pogo, per permettere a Pogotine di finire la riparazione delle avarie subite sulla tratta Vannes-Horta e partire con noi. (aveva perso una crocetta e una sartia alta…). Qualche ora in più è sempre benvenuta, malgrado sia qui da oltre 2 settimane c’è ancora qualche dettaglio da perfezionare, è vero che non si è mai pronti al 100%! Sul pontile vengono in tanti per aiutarmi a mollare gli ormeggi: sono gli amici incontrati durante la mia lunga sosta a Horta, Thomas, Marc e Patrick, i tre navigatori solitari, Jean Pierre e Erminio, capitati a Horta anni fa e mai ripartiti, Armando capitano del porto, Irene, i vicini di pontile del Melody che ha disalberato e tanti altri; ognuno con la propria storia che mi porto appresso come ricordo e capitalizzo come esperienza, ognuno con il suo augurio, la sua stretta di mano amichevole, il suo abbraccio solidale. L’emozione è grande anche questa volta: un groppo alla gola mi costringe a liberare le cime in fretta e a partire, e, voltandomi indietro per salutare ancora un’ultima volta chi ha condiviso con me momenti così importanti, li vedo già piccoli sul pontile.
Mentre passo ore a studiare la meteo, e, di nuovo, a litigare con Iridium che fa le bizze (interrompe la comunicazione durante la ricezione dei grib, e devo ricominciare da capo ripetutamente perdendo preziosi minuti di carta pre-pagata), sorge il dubbio sempre più persistente che non arriverò mai al traguardo nel tempo limite.
Mi sforzo di non cedere al tedio, allo scoraggiamento, al nervosismo, alla tentazione di accendere il motore, consolandomi con le numerose visite di delfini - di notte con la loro scia fosforescente sembrano ectoplasmi - le inarrestabili e magnifiche piogge di stelle cadenti, la lettura dei messaggi di Donatella che mi manda giochi per passare il tempo e notizie dal mondo (e mi chiede cosa sia un ectoplasma), e di tutti gli amici che sempre mi seguono e incoraggiano. (un po’ meno numerosi questa volta: la regata è meno importante della Transquadra, inoltre siamo in agosto e molti sono in vacanza, e soprattutto penso che ormai si sono abituati e non è più un evento che attraversi l’Atlantico in solitario, del resto non lo è più neppure per me….)
Purtroppo il margine di manovra si assottiglia sempre più a causa dei momenti ancora frequenti con poco o nessun vento, e difficilmente riesco a recuperare il tempo perso quando ridonda.
Una primizia: l’uso in alto mare della carta di credito (che ho dovuto cercare in tutta la barca prima di ricordarmi che l’avevo messa nel Grab bag – la borsa da imbarcare sulla zattera
in caso di abbandono della nave) per ordinare una nuova scheda per l’Iridium. Mentre meno inattesa è il recupero di una bella cima di ormeggio, lunga diversi meri e piena di denti di cane, impigliatasi in un timone e scoperta andando a lavare la pentola a poppa.
Il passaggio del binario delle navi, ormai dopo nove giorni di navigazione e a un giorno di distanza dall’arrivo, è impressionante. Benché fortunatamente sia ancora giorno, c’è nebbia fitta e la visibilità è a momenti di soli 50 metri. L’allarme dell’AIS suona continuamente, sullo schermo si allineano due treni di navi, uno verso sud e l’altro verso nord, ben allineate e diligentemente tutte alla stessa velocità. Non ne ho mai viste così tante insieme, sembra un videogioco! (ma devo pur considerare che finora non avevo mai avuto un ricevitore AIS navigando in queste acque). Faccio lo slalom un po’ alla cieca per evitare quelle più vicine, le navi hanno velocità media sui 12 nodi, non velocissime, ma sono molto ravvicinate, ZenZero cerca un varco per passare, il più perpendicolarmente possibile al traffico, a 9 - 10 nodi; ci vorranno comunque oltre due ore per essere fuori pericolo di collisione. Ad un certo momento spunta dal nulla, vicinissima, una bellissima e pericolosissima barca a vela, inglese, di circa 20 metri, che va nella direzione opposta. Poggio decisamente e ci evitiamo per un soffio! C’è una sola persona in coperta che non dà nessun segno di voler manovrare per evitare la collisione, penso che non mi abbia neppure visto dietro il suo enorme Genova! Capisco che con questa nebbia l’equipaggio preferisca stare all’interno, ma avrebbe potuto stare un po’ più attento essendo oltretutto mure a sinistra! Un po’ allarmata per questo incontro ravvicinato, scendo a controllare il radar, la barca appena incrociata, e ancora in vista, non si distingue quasi sullo schermo! In compenso vedo uno stranissimo segnale, come una nuvoletta sfuocata molto vicina e che mi gira intorno. Non riesco a capire cosa sia, sembra addirittura passare sopra (o sotto?) la mia posizione ma non vedo né sento nulla di strano. Di colpo si apre il cielo, un sole accecante ed un cielo limpidissimo mi illuminano sullo strano segnale: è un elicottero che gira e rigira sullo stesso punto, basso sull’acqua, con il cavo a penzoloni. Nessuna comunicazione sul canale 16 VHF, ma l’impressione è che si tratti della ricerca di un uomo a mare, tanto più che una nave (adesso le vedo anche a occhio nudo) sta girando attorno allo stesso punto. Mi conforta il vedere l’elicottero tornare poco dopo verso costa, e la nave, che seguo via AIS, riprendere la sua strada. Prudenza, prudenza, in mare non si è mai al riparo da incidenti!
Ho notizie via email dapprima e sul VHF in seguito, della posizione degli altri. Il primo è arrivato stamattina, gli altri seguono scaglionati sull’arco della giornata. Siamo tutti al limite, io più degli altri….
Ironia della sorte, torna il vento, 30 nodi sul naso, a poche centinaia di metri dalla linea dell’arrivo! Riduco la velatura concitatamente, il pozzetto è un groviglio di cime, ma non ho tempo di fare ordine, devo fare qualche bordo di bolina, evitando i numerosi bassi fondali, e già la corrente contraria si fa sentire impetuosa: l’arrivo è sempre uno stress e questa volta non è diverso…. Ore 17.15 taglio il traguardo, suona la sirena, liberatoria anche per il comitato che da stamattina sta sulla barca giuria e comincia ad essere un po’ impaziente. Ma non c’è neppure un secondo per rilassarsi, devo ancora andare fino a Vannes (un’ora e mezza contro corrente) prima della chiusura del porto.
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Ma già mi assale la nostalgia, malgrado quest’ultima tratta sia stata sofferta, lenta e scoraggiane in certi momenti, sento che sta terminando il grande sogno. Realizzato, sì, ma finito.
1'327 miglia percorse in 10 giorni 1 ora e 15 minuti.Con la media di 5,5 nodi, tutto sommato onorevole se si considera l’alta percentuale di piatta avuta sulla traversata |
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I fuochi d'artificio di chiusura di una magnifica Semana do Mar di Horta stanno rischiarando in questo momento una notte tranquilla e senza vento.
Ho vissuto queste due settimane e mezzo a Horta e dintorni come una vera vacanza, qualche giorno di crociera per rivedere isole conosciute e sempre molto belle, e molti giorni di
quest'incredibile vita della marina di Horta.
Come sempre incontri inattesi, sorprendenti, lunghe serate a parlare di mare, di navigazione, dell'esperienza e del progetto di ognuno, giornate incredibilmente inconcludenti (ma tanto interessanti) a girare fra i pontili, visitare barche e chiaccherare in tutte le lingue.
Ma anche lavoro e preparazione della barca, controlli e ricontrolli, del sartiame in particolare, dopo l'arrivo dei 7 Pogo dell'Atlantique Pogo, 3 dei quali con seri problemi di sartie rotte.
In tutto questo sono anche riuscita a trovare spazio per partecipare a 3 regate della Semana do Mar, due sulla barca di Jean Pierre (il meccanico belga cui affido le mie barche quando passo da queste parti) e una su ZenZero, oggi, giorno precedente la partenza della tappa di rientro dell'Atlantique Pogo, occasione per provare un'ultima volta il funzionamento di tutto quanto.
Dalla premiazione di stasera torno con un enorme (e pesante...) trofeo, vinto sulla barca di Jean Pierre, nella regata 'delle donne', nella quale mi era stata affidata la barra (per regolamento,
essendo la regata femminile).
La prova di oggi invece e' andata mediamente: a bordo avevo due 'locali', campionicini di regate a triangolo e ben informati sui tranelli del Canale e un francese del comitato della nostra regata, ex proprietario di Pogo 8.50, altro 'esperto'.... che si spazientivano per la mia lentezza nelle manovre, finche' ho spiegato loro che navigo al largo e in solitario, per cui la velocita' nelle manovre e' molto meno importante di un'esecuzione scevra di errori, che potrebbero far perdere molto piu' tempo o diventare irrecuperabili in solitario lontani da tutto e tutti.
Domani, lunedi' 10 agosto, alle 16.00 locali e UTC: partenza, qualche ora dopo l'orario inizialmente previsto, per dare la possibilita' a Pogotine,
arrivato solo ieri mattina, di riparare la crocetta e la sartia alta letteralmente perse sulla prima tappa.
La meteo non prevede molto vento nei giorni a venire e sembra ci sia da salire molto a nord per aggirare l'anticiclone posizionato sulla nostra rotta diretta.
Non sara' semplice giungere in tempo a Le Crouesty, porto di arrivo della regata, sito all'imboccatura del golfo del
Morbihan, considerando che la chiusura della linea e' fissata il 20 agosto sera, per poter procedere alla premiazione il sabato 22 a Vannes.
La notte e' gia' ben avanzata, concludo qui per concedermi qualche ora di riposo all'asciutto e su una barca orizzontale e ferma, le ultime prima dell'arrivo in Francia e della conclusione del
mio giro dell'Atlantico.
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E’ giunto di nuovo, e quanto in fretta, il momento di preparare la borsa, le carte e i portolani, verificare il PC e l’Iridium, controllare l’inevitabile Check list, e preparasi mentalmente al prossimo mese da trascorrere su Zenzero, presumibilmente l’ultimo, considerato che ho l’intenzione di venderlo all’arrivo in Bretagna. |
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Si sta infatti avvicinando a grandi passi l’ultima tappa del mio giro dell’Atlantico . Fra pochi giorni, dopo aver sistemato la barca, che ha subito qualche danno a Horta durante la mia latitanza (nel corso dello spostamento di pontile per lasciar posto ai Classe 40 della les sables-Horta les Sables, ma nulla di grave), partirò per un agognata crociera nell’Arcipelago delle Azzorre, in vacanza ma con l’intento di controllare e riprovare ogni strumento e attrezzatura, possibilmente di armare il famoso Code zero nuovo di pacca che ancora non ha potuto esprimersi a causa della mancanza del “frullino”, e poter partire con la massima tranquillità per la Bretagna il 10 agosto prossimo, dopo qualche regata locale nell’ambito della “Semana do mar" , grande festa del mare che ogni anno Horta organizza in queste date. Quest’ultima tratta, leggermente più lunga della prima tappa della Transquadra, e che prevede nuovamente l’attraversamento del Golfo di Biscaglia con le sue immancabili sorprese, sarà percorsa ancora in regata: l’Atlantique Pogo 2009, riservata a soli Pogo, di cui farò evidentemente solo il rientro (il percorso prevede Vannes-Horta-Vannes), sempre in solitario.
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Tant’è: la traversata si preannuncia altrettanto impegnativa ed emozionante, le pilots ci promettono venti dal settore ovest (salvo il passaggio di depressioni) e poca corrente al traverso della rotta. E conto di coronare questo indimenticabile giro dell’Atlantico con gli stessi risultati di quanto fatto sinora, più precisamente: arrivare senza rompere nulla di importante! |
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