Lundi 22 décembre 2008
Il nostro uomo al'Havana che, come già detto, è una donna, per la seconda tappa della Transquadra ha cambiato identità, pur essendo sempre la stessa persona.

Come per la prima tappa si prodigherà nel trasmettere informazioni fra ZenZero e la terra (e viceversa). Questo rapporto privilegiato che intrattiene con ZenZero le permetterà di riprendere a pieno regime il suo progetto editoriale, che prevede la pubblicazione quasi-quotidiana del ben noto foglio "La Squilla del mare"  con supplemento settimanale a colori!.

Già sin d'ora sono aperte le sottoscrizioni (gratuite...) al giornalino La Squilla che sarà inviato per email a chi ne fa richiesta.


Gli affezionati Fans di ZenZero potranno in tal modo seguire in diretta la traversata atlantica, e partecipare alla redazione con commenti, lettere aperte, consigli e critiche (purché costruttive ;-).

Personalmente sono molto dispiaciuta di non avere la possibilità di seguire il quotidiano, essendo assente proprio in quel periodo, per impegni precedentemente presi, ma mi riprometto di leggere tutti gli arretrati al mio rientro!


Per abbonarsi a "La Squilla" è sufficiente inviare un'email alla Redazione

Vi risponderà Marthe o Nick, meglio conosciuta come Donatella

Par Cristina - Publié dans : Preparazione 2a tappa Transquadra
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Mardi 9 décembre 2008

Ho imparato il significato di questa buffa espressione, lunedì scorso, frequentando l'interessante seminario del Dr Claudio Stampi, specialista del sonno, fondatore del Chronobiology Research Institute a Boston,  sul tema: Vigilanza, prestazione e ottimizzazione del sonno, orientato alla formazione dei navigatori, in particolare dei solitari.

Dormire a gruppi di pisolini intercalati da brevi risvegli (Cluster napping, appunto) è uno dei diversi metodi illustrati durante il corso presso la nostra sede dello Yacht Club del Mare di Lugano innanzi ad un appassionato gruppo di navigatori, molti dei quali (fra cui la sottoscritta) si apprestano a vivere una traversata atlantica in solitario.

Non siamo usciti dal corso con delle ricette pronte, una tabella oraria da seguire per dormire in navigazione, o la risposta a tutti i nostri dubbi riguardo questo tema, ma il Dr Stampi ci ha dato molti strumenti per imparare e allenarci a gestire questo aspetto della navigazione in solitario, e determinare, in funzione delle caratteristiche di ognuno, quale sia la strategia personale migliore da adottare.


Conoscere se stessi, capire se si è mattutini o notturni, a che momento della giornata e della notte si ha un calo fisiologico, o quando si è più efficaci e lucidi, è il punto di partenza per sviluppare una propria strategia.

Sulla base di anni di studio e monitoraggio di decine di navigatori egli ci ha offerto una panoramica di soluzioni, ci ha insegnato quali siano i sintomi ed i pericoli della deprivazione di sonno, come ascoltare se stessi per trovare la via migliore, e spiegato il funzionamento del sonno per poter sfruttare al meglio i pochi momenti che si possono dedicare al riposo durante una regata in solitario.

Abbiamo per esempio scoperto che vi sono momenti della giornata in cui è impossibile dormire, e quindi inutile tentare di farlo, altri invece in cui si deve farlo; ci è stato spiegato come il periodo di sonno sia più efficace nella sua parte iniziale, e pertanto convenga dividere le ore di sonno in diversi momenti per sfruttare ripetutamente la fase maggiormente ristoratrice; oppure che vi è un minimo "vitale" di tempo da dedicare al riposo sull'arco della giornata per non soffrire di deprivazione del sonno, ma che questo è ben inferiore alle nostre convinzioni (le canoniche 8 ore), e come ritmare al meglio lo stato sonno/veglia, o addirittura sfruttare a proprio favore l'"inerzia del risveglio" (più comunemente conosciuto come "intontimento" o, in gergo "rinc...").
 

Sono molto fiera di me stessa.... Perché molti consigli sentiti lunedì, sono conclusioni a cui ero giunta da sola con la mia brevissima esperienza della prima tappa della Transquadra. Tuttavia il seminario sul sonno (o come preferisce dire Stampi : sulla veglia) mi è stato di grande aiuto: innanzi tutto per capire perché i certi comportamenti adottati siano stati efficaci, e per corollare il tutto con ampie informazioni supplementari.

Non è semplice riassumere in questi pochi appunti 8 e più ore di seminario: rimando gli interessati alle conclusioni che avevo tratto dopo la prima tappa, e che sono abbastanza in linea con quanto sentito dal Dr. Stampi, ed a un paio di articoli esemplificativi del suo lavoro:

 - Mike Golding catnapping way to success

 - Rich's Sleep Information


Il "cluster napping", ho scoperto, è proprio il metodo che meglio mi si addice: si tratta più precisamente di una serie di pisolini (di ca 20-25 minuti) molto ravvicinati e intercalati da brevi risvegli per controllare l'andamento della barca, sfruttando l'inerzia da risveglio (cioé il periodo più o meno lungo di intontimento) quale breve momento per il controllo dell'orizzonte o della regolazione della barca, senza svegliarsi del tutto, al fine di mantenere la facoltà di riaddormentarsi immediatamente. Se il periodo di veglia si protrae vi è il rischio di non riuscire più ad addormentarsi, si è "perso il treno" e si deve aspettare quello successivo (circa 90 minuti dopo).

Il metodo non si addice a chi si risveglia fresco e scattante in qualsiasi momento, e queste persone dovranno trovare un altro ritmo sonno/veglia.

Altro insegnamento valido è quello di costellare l'arco della giornata con "manovre fusibile", cioè operazioni banali, che, se eseguite in modo errato, ci avvisano che è ora di dormire (avete mai mangiato la carta e buttato via la caramella, o messo l'acqua nel barattolo del caffè anziché nella caffettiera?): sono i sintomi della privazione di sonno, stato alquanto pericoloso e fonte di innumerevoli incidenti, non solo in barca, che appaiono ben prima delle famose allucinazioni uditive e visive, che ritroviamo in molti racconti di navigatori solitari.

Un ottimo consiglio è quello di intercalare ogni tanto alle giornate tipiche una "domenica", cioè un giorno di maggior riposo e abitudini diverse dal solito. Questa interruzione di una lunga serie di giorni monotoni giova pure, a mio avviso, all'umore dell'equipaggio (che sia solitario o numeroso). Del resto è risaputo che i navigatori non perdono occasione di sottolineare eventi anche minimi e di festeggiare, proprio per dare sapore particolare a momenti privilegiati e rompere un po' la monotonia: il primo quarto del percorso, il passaggio della metà, l'arrivo della luna piena, il tonno pescato, e via dicendo... introdurrò quindi, durante l'imminente traversata, molto volentieri delle domeniche, e forse chissà, anche qualche sabato.....


Mi resta poco tempo prima della partenza, e moltissime cose da fare, oltre alle solite incombenze di fine anno, le feste natalizie e il lavoro da terminare (e non da ultimo una piccola crociera alle Egadi per fare un po' di vacanza, nonché riprendere il piede marino....).




Si presenta quindi una situazione ideale per allenarmi a casa, e questa volta con lo scopo immediato e concreto di guadagnare ore preziose sull'arco della giornata... per la prima volta con una base scientifica su cui fondare i miei tentativi, sinora portati avanti molto istintivamente.

Par Cristina - Publié dans : Formazione e corsi
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Samedi 29 novembre 2008


Mentre fuori nevica parliamo a lungo di Alisei e climi tropicali con Gianfranco Meggiorin e la sua squadra di Navimeteo a Chiavari.

Il mio meteorologo preferito ha il dono della chiarezza e di saper semplificare anche le situazioni più complesse.
Soprattutto ha la facoltà di ispirare fiducia e tranquillità:

Ora so tutto dell'Aliseo, delle "ondes tropicales" nominate dai bollettini francesi che sinora mi lasciavano perplessa (per pura ignoranza), della rotta migliore da fare se l'anticiclone sarà alto, basso, incerto o assente.

Appare tutto più facile che non per la prima tappa, almeno per quanto riguarda la meteo, sempre che questa sia conforme alle pilots.

Mi si prospettano lunghe giornate di spi, planate verso i climi caldi, avanzamento veloce, dicono gli esperti...... ma se ben mi ricordo durante la scorsa edizione della Transquadra i partecipanti hanno dovuto affrontare oltre una settimana di bolina prima di entrare nel flusso portante, e non posso ignorare che ci sarà anche da attraversare la zona dei "groppi", sempre più numerosi più ci si avvicina alla meta, sbalzi di vento in pochi minuti da nulla a 40 nodi! Occhio vigile e rapidità di riflessi per ammainare lo spi, e soprattutto costanza e motivazione per rifare la manovra spesso, anche quando si ha sonno, quando i muscoli non ce la fanno più o le mani cominciano a dolere.

In questi giorni le liste di cose da fare ricominciano a ricoprire la mia scrivania, così ferma, stabile, asciutta e rassicurante, e il pavimento di casa è cosparso ovunque di scatole di materiale, cibo liofilizzato, pezzi di ricambio, di quanto assolutamente non devo dimenticare, o di ciò che potrebbe essere utile - non si sa mai- o piacevole avere a bordo durante le settimane di solitudine. Ma dove potrò stivare tutto quanto?

Abbandono le letture dei racconti romanzati dei navigatori solitari che hanno costellato il mio autunno, per dedicarmi allo studio della corposa (e noiosa) bibbia della meteorologia di Bernot, riprendere lo studio dei manuali delle attrezzature di bordo, altrettanto poco poetici, studiare un po' meglio MaxSea, aggiornare il mio PC di bordo, fare il punto su quanto devo ancora terminare, praticare un po' di sport (poco), nel raro tempo libero che il lavoro mi concede in questo periodo dell'anno.


Mancano ormai poche decine di giorni alla partenza, la tensione inizia a far capolino, qualcosa nell'aria è cambiato: ma non è la neve che continua a cadere fuori....



Par Cristina - Publié dans : Formazione e corsi
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Samedi 22 novembre 2008

Trasferta a Madera - fine ottobre 2008


Ci voleva proprio: un breve soggiorno a Madera, con il suo clima dolce, il suo paesaggio frastagliato, il suo quieto vivere e i suoi abitanti accoglienti: un tuffo nell'estate quando da noi già le cime si imbiancavano di neve.

La trasferta di fine ottobre aveva come scopi principali il controllo della barca, il recupero delle vele di ZenZero, qualche piccolo lavoretto, la pulizia della carena, la ricognizione dei supermercati locali per verificare la presenza di quanto servirà per la cambusa, e non da ultimo un aspetto squisitamente psicologico: avere l'impressione di fare qualcosa di utile in vista della seconda tappa.


Le vele sono tornate in barca, quasi come nuove ...la randa ha ancora i segni del duro trattamento subito (tessuto screpolato e ormai informe), ma non è concesso cambiarle fra una tappa e l'altra, del resto non credo avrei investito ancora la somma necessaria per acquistarne una nuova. Sono fiduciosa nell'Aliseo portante per non doverle chiedere prestazioni che non può più fornire..... Il Genova necessitava unicamente di qualche rinforzo nei punti di sfregamento col pulpito e gli spi di qualche controllo.


Ho approfittato della bassa stagione per chiamare a bordo l'elettronico di Funchal (ve n'è uno solo, pare) che mi ha collegato il ricevitore AIS al GPS fisso, mentre mi occupavo di smontare il motore del pilota per verificare lo stato dei carboni (consumati circa al 50% dopo 1'200 ore di funzionamento), controllare che quelli di rispetto e l'elettrovalvola acquistati a Chiavari fossero del modello corretto, e adattare alla giusta misura l'astina di rispetto di rilevamento dell'angolo di barra.
Il controllo di strumenti e pilota ha confermato, fra le altre cose, che l'indicatore di carica delle batterie funziona correttamente.
Per ora tutto sembra a posto, speriamo non si ossidi qualche contatto da qui alla partenza.....


Ho approfittato del tempo a disposizione (per una volta più lungo della lista dei lavori da fare...) per spostare la vaschetta del liquido di raffreddamento del motore più in alto alfine di permettere la ricarica delle batterie senza pericolo di surriscaldamento anche con barca sbandata a dritta.
La modifica è stata fatta soprattutto in previsione della traversata di rientro: all'andata il generatore primario sarà ancora la cella al combustibile, alla quale dovrò però purtroppo rinunciare per il ritorno, non essendoci metanolo in vendita alla Martinica.
Per le ragioni di sicurezza già esposte (avere due fonti distinte di energia, ed almeno il combustibile per ognuna di esse sufficiente a coprire i fabbisogni minimi in caso di avaria) partirò da Porto Santo con 50 l di metanolo: 30 per la traversata di andata e 20 supplementari, per l'emergenza sul rientro, appunto: 16 kg a cui avrei volentieri rinunciato in regata......


La pulizia della carena ha permesso di verificare che l'antivegetativa è ancora come nuova e perfetta. Del resto l'acqua della marina di Quinta do Lorde è molto pulita e lo scafo era quasi privo di vegetazione. L'unica sorpresa è stato il consumo eccessivo degli zinchi dell'elica. Sono già da cambiare dopo solo 4 mesi....

In compenso, la presenza di un enorme cantiere edile sopravvento alla marina provoca moltissima polvere. Ve n'era dappertutto, in coperta e dentro la barca. Bene avevo fatto a coprire i winch e l'attrezzatura più sensibile, oltre ad aver smontato tutto quanto possibile prima di partire quest'estate.


Il clima di Madera invitava maggiormente alla vacanza e alla pigrizia che non al lavoro sulla barca, e mi sono dedicata anche a una delle mie attività preferite: osservare lo spettacolo della marina. Ancorché il porto fosse molto più calmo che non in agosto, c'era un certo via-vai di barche in preparazione per la traversata e di navigatori con cui stringere amicizia, intrattenere conversazioni, scambiarsi indicazioni e informazioni.


Girando per pontili per dare uno sguardo alle barche della Transquadra che qui soggiornano, una decina, alcune delle quali mi sono state raccomandate dagli armatori che non hanno la possibilità di venire di persona prima della partenza, mi sono imbattuta in un magnifico Pogo 40, in arrivo da Gibilterra.
I Pogo sono una grande famiglia, è risaputo, e ne ho avuta l'ennesima riprova: Thierry, il proprietario, mi ha subito invitata a visitare la barca, a prendere l'aperitivo, seguito da una pantagruelica cena a base di tonno appena pescato, e si è dedicato con passione, per ore, a parlarmi del suo TamTam, rispondendo alle mia usuale raffica di domande e aprendo nuove prospettive per quello che potrebbe essere il "dopo ZenZero". Coincidenza o segno del destino: TamTam sarà in vendita a settembre 2009, proprio in concomitanza con la fine della mia storia con ZenZero...


Assemblea Transquadra - 1 novembre 2008 

Ho chiuso la barca, probabilmente per l'ultima volta prima della partenza, e l'ho lasciata alle cure degli addetti della Marina, per correre subito a Nantes (cambio di clima notevole...) all'Assemblea della Transquadra, ultimo incontro prima di Porto Santo, ricco di informazioni pratiche e ragguagli organizzativi.
E' la quinta assemblea della Transquadra a cui partecipo. Ormai sono di casa, ed è stato bello rincontrare i compagni d'avventura, e scambiarsi altre dritte e consigli, in particolare fra Pogo, per mantenere un po' l'adrenalina, che tende a calare in questa pausa troppo lunga fra le due tappe..... Arrivederci a presto a Porto Santo!







Par Cristina - Publié dans : Preparazione 2a tappa Transquadra
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Vendredi 14 novembre 2008

Fra la prodezza e la catastrofe il limite è spesso molto tenue

Sono partiti, i Grandi, quelli veri, quelli che navigano davvero, quelli bravi che quasi nulla può fermare... ne sono già tornati parecchi, alcuni senza ripartire. La Vendée Globe ha iniziato a mietere le sue vittime, e siamo solo all'inizio!

Non lascia indifferenti vederli ripercorrere i passi che ho compiuto qualche mese fa: in quattro giorni quello che ho fatto in undici (!) con avanzamenti giornalieri da capogiro, ma con le stesse problematiche e le stesse preoccupazioni, ingigantite dalle dimensioni delle barche e dalla loro velocità, la stessa delusione, per chi deve gettare la spugna, che ho letto nei messaggi dei miei compagni che hanno subito la stessa sorte.

Sono bravi, sono arditi, sono forti, sono i migliori....

Ma...qualche perplessità nasce quando si legge che prima ancora di passare Finisterre,  non pochi, hanno dovuto invertire la rotta, dopo anni di preparazione: problemi di energia, disalberamenti e collisioni (!) le cause più frequenti.

Chissà se al termine di questa regata altamente tecnologica e dipendente da sponsor e mediatizzazione, uno dei partecipanti rinuncerà a tagliare il traguardo per continuare a navigare, perché "sta bene in mare, e per salvare la sua anima", come aveva fatto Moitessier nel corso della prima edizione, nel lontano '68?



Nel mio piccolo, oltre a sognare di imprese che mai potrò compiere, e di personaggi ai quali non ardisco certamente paragonarmi, continuo con la preparazione della seconda tappa.

Leggo, sì, leggo e rileggo di navigatori solitari: classici e più recenti,  resoconti di personaggi famosi e esperienze di navigatori sconosciuti, libri, articoli di riviste del settore e blogs, e mi avvento con voracità su qualsiasi scritto che parli di navigazione in solitario.

Frugando fra vecchi libri di una sbilenca bancarella sulla piazza di Camaret, avevo scovato, a pochi giorni dalla partenza per la prima tappa, un libricino intitolato "Les navigateurs solitaires" di Jean Merrien: un riassunto di tutte le navigazioni solitarie dall'inizio (a fine del 19° secolo con i primi pionieri) alla metà degli anni '60 (epoca in cui fu scritto il libro).
Interessante per alcune considerazioni tecniche, fra le quali quella che spiega perché un'imbarcazione piccola (7.50 - 9m) è più sicura di una barca grande per attraversare l'Oceano, il libro è scritto senza alcun intento letterario e con posizioni dell'autore che vanno dall'adulazione per quanti gli sono simpatici, al disprezzo mal celato per i navigatori di cui non condivide le scelte, non scevro da qualche sprazzo misogino:

Dice l'autore: Dopo le traversate dell'Atlantico in solitario da ovest a est, e da est a ovest, passando da diverse rotte, e con i più svariati mezzi galleggianti, quale prodezza mai restava da compiere? La traversata senza viveri, oppure quella a motore o la traversata di una donna sola.
Segue il racconto della traversata della prima donna in solitario, Ann Davidson nel 1952, cui sono dedicate ben 11 righe (contro le 12 pagine per l'idolo dell'autore: Marin-Marie), che si conclude con questa "bella" considerazione:

"Il successo di Ann Davidson è notevole, poiché la navigazione in solitaria è certamente molto penosa tanto per i muscoli quanto per i nervi femminili. (???? n.d.r)
L'ammiriamo, ma non le auguriamo molte imitatrici. La ricerca eccessiva di record presto o tardi può essere fatale"

Con questo augurio che mi pesa sulle spalle, mi sono convinta di aver visto giusto nello sbarcare il libro prima della partenza da St Nazaire, e che questo non vale certamente i 3 euro spesi, né queste righe di commento e neppure che mi impegni a terminarne la lettura.


Tuttavia la mia preparazione si articola anche  su altri punti, fra cui qualche dettaglio amministrativo ancora da risolvere.
Mi sono dunque adoperata, con qualche settimana di anticipo, a studiare la mia polizza assicurativa, dovendola estendere geograficamente per andare alla Martinica.
Come si suol fare in questi casi ho interpellato diverse compagnie, per poter scegliere l'offerta migliore, fra cui la più famosa fra i velisti svizzeri. La risposta? "La nostra Compagnia non assicura imprese temerarie"


Con un sentimento di leggero abbattimento concludo queste osservazioni, per raccontare della trasferta a Madera di fine ottobre una prossima volta, con spirito più sereno.....

Par Cristina - Publié dans : Preparazione 2a tappa Transquadra
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