Mercredi 8 octobre 2008

Cambia solo una piccola cifra:  la lista delle cose da fare per la preparazione della 2a tappa della Transquadra assomiglia in modo sconcertante a quella della prima.... Sto per ripercorrere gli stessi passi di un anno fa con solo un pizzico di esperienza in più ma con molto meno tempo?


Evidentemente alcuni punti della preparazione si ripetono, ma credo che ciò che sto per affrontare ora sia unicamente il seguito di quanto svolto nel corso dell'ultimo anno: come nel corso di un normale iter scolastico, il secondo ciclo si può frequentare solo dopo aver superato il primo, e i contenuti dei capitoli da studiare sono un approfondimento ed un ampliamento di quanto già assimilato in precedenza.

Salone di Genova

Proseguendo con il parallelismo scolastico,  la visita al salone di Genova, a inizio ottobre, aveva proprio il profumo del primo giorno di scuola: l'incontro di molti vecchi amici e conoscenze, la voglia di rimettersi al lavoro (... con calma), i racconti da fare e ascoltare, i progetti da abbozzare, la giornata ancora soleggiata ma già segnata da una brezzolina fresca : avevo fissato questa data simbolica per ritornare ad occuparmi di Zenzero e della Transquadra, dopo alcune settimane di vacanza.

Quest'anno il Salone non mi ha deluso: forte dell'esperienza della scorsa edizione vi sono andata senza soverchie aspettative, senza dover cercare di raccogliere informazioni, voler carpire consigli o scegliere strumenti adatti al mio programma, la mente libera da doveri impellenti.

Gironzolando fra lussuosi yacht (perlopiù a motore) e costose attrezzature assolutamente inutili ai miei bisogni, mi sono concessa questa giornata di piacevoli incontri e di ammirazione per qualche rara barca che potrebbe entrare nella rosa di candidate per il "dopo Pogo". Non è il momento per approfondire queste tentazioni, ma nulla vieta di sognare.....

Certo che l'Este 40 varato da pochi giorni e presentato da Matteo....

il primo giorno di scuola, è risaputo,  la testa è ancora colma di ricordi ed è terreno fertile per nuovi progetti da seguire con entusiasmo.
 


NKE Italia

La trasferta in terra ligure aveva nonostante tutto uno scopo concreto, mirato e utile: la visita alla NKE Italia a Chiavari (NKE è il sistema di strumentazione e pilota di cui è dotato Zenzero).

La miglior conoscenza del mio pilota è infatti uno dei punti importanti della lista delle incombenze da sbrigare prima della partenza per la traversata, ed ho approfittato dell'estrema competenza e disponibilità della Signora Clara (se non ci fosse dovrebbero inventarla!) per dare una risposta a qualche mio dubbio.

Sulla scia di esperienze mie ed altrui, consigli della NKE e di vari specialisti incontrati nell'ambito della Transquadra - in primis l'insostituibile Signora Clara - ho ordinato alcuni pezzi di ricambio per il mio pilota, a completamento di quanto avevo già previsto per la prima tappa, il tecnico NKE mi ha spiegato i trucchi per sostituire questi elementi senza fare danni, e, last but not least, ho ottenuto i manuali (in italiano) di tutti gli strumenti che ho a bordo.

Su questo aspetto devo ammettere che il cantiere Structures è un po' debole: alla consegna della barca i manuali del pilota non erano completi, le spiegazioni inesistenti e, a seguito delle mie ripetute richieste telefoniche, sono stata invitata a rivolgermi direttamente al produttore, non senza qualche travaglio per cercare di capire quale modello fosse montato sul Pogo 8.50 (insieme lineare ST 32), e chi fosse il produttore da interpellare per avere informazioni sulla manutenzione dell'attrezzatura: NKE (strumenti) o Lecomble et Schmitt (motore e attuatore idraulico).


Sono ripartita da Chiavari confortata dalla certezza che per quanto riguarda il pilota sono in una botte di ferro (....).




Lista dei pezzi di ricambio del pilota a bordo di ZenZero:

> Filtro di alimentazione del bus Topline : quello che era bruciato a Lagos lo scorso aprile

> Sensore Log speedomentro elettromagnetico : senza la velocità della barca le funzioni determinate da questo dato non possono essere calcolate

> Sensore anemo-direzione o centralina del vento (in testa d'albero) : in assenza dei dati del vento le funzioni dipendenti da questo dato non possono essere calcolate. La centralina del vento è molto sensibile ai campi elettromagnetici (fulmini)

> Elettrovalvola (comando dell'attuatore)

> Astina sensore dell'angolo di barra

> Carboni del motore (spazzole): sono da cambiare circa dopo 2'000 ore di funzionamento del pilota (per ZenZero la scadenza è prevista sulla tappa di rientro dalla Martinica alle Azzorre)

> Terminale attuatore (congiunzione attuatore-barra)

> Telecomando : non indispensabile ma molto comodo in caso di manovra a distanza dal pozzetto per esempio strambata sotto spi

Par Cristina - Publié dans : Preparazione 2a tappa Transquadra
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Mardi 16 septembre 2008

Il tempo passa velocemente: è ormai ora di terminare i bilanci della prima tappa per dedicarmi seriamente alla preparazione della seconda...

A tutto quanto scritto in precedenza non ho molto da aggiungere dal punto di vista tecnico, ma mi preme concludere questo resoconto con un accenno all'ambiente della Transquadra, aspetto a cui ho già alluso qua e là in precedenza, e qualche annotazione più personale sull'esperienza della navigazione in solitario.

 

La regata - impressioni

La Transquadra è una regata transoceanica in due tappe (St Nazaire - Madeira e Madeira - Martinica) aperta a barche monoscafo di serie di lunghezza f.t fra gli 8.50 m e i 15 m, e a partecipanti, in solitario o in doppio, non professionisti della vela, di oltre 40 anni di età.
Questa selezione dei partecipanti offre la possibilità a molte persone di concretizzare un sogno che difficilmente potrebbero realizzare altrimenti, avendo fatto scelte di vita diverse da quelle dei navigatori professionisti, ed esclude, per questioni di età, i cosidetti "giovani lupi" alla ricerca del risultato per farsi un nome e scovare sponsor in vista di una carriera, velisti che peraltro hanno mille altre possibilità di emergere partecipando a regate più note, che non mancano certo nel paesaggio francese ed inglese.

Non è sempre facile gestire la preparazione e la partecipazione alla Transquadra, considerando che per un periodo di due o tre anni si deve giostrare fra attività professionale e impegni familiari dedicandosi completamente (tempo libero e budget) a questa manifestazione. L'alto numero di rinunce parla chiaro: 120 posti a disposizione tutti presi d'assalto 2 anni prima della partenza nel giro di 48 ore dall'apertura delle iscrizioni, oltre 50 equipaggi in lista d'attesa, e alla partenza ...103 barche presenti.

I partenti sono quindi molto motivati, ma generalmente anche molto rilassati. Nessuno deve dimostrare nulla, se non a se stesso (ad una certa età i "risultati" di classifica non hanno più molta importanza per la maggioranza delle persone...) e l'ambiente  della regata è molto amichevole, solidale e con poche eccezioni esente da "furbetti" che giocano sul filo dell'onestà per ottenere migliori piazzamenti, o che proprio dilettanti non sono... (ma sembra che avere fra gli iscritti alcuni campioncini a vari livelli, nazionali o olimpionici, ex partecipanti a Figarò, veterani della Minitransat o di altre Vendée Globe dia lustro alla manifestazione, ciò che favorirebbe una certa elasticità  del concetto di non-professionista).

Ho anche apprezzato molto il fatto che gli organizzatori sono tutti volontari: le "Chemises rouges" così chiamati per la divisa che portano, lo fanno per passione al di fuori dalla loro attività professionale, nel loro tempo libero. Malgrado questo l'organizzazione è perfetta, funziona senza una grinza, senza un intoppo, il tutto in un clima di amicizia, collaborazione e festa.

Bravi! A loro giunga il mio sentito ringraziamento, e l'augurio di continuare così!
  

La navigazione in solitario

Poco prima di partire sono andata al cinema (a Camaret) per vedere il magnifico film su Tabarly uscito per l'anniversario dei 10 anni della sua scomparsa. Egli non era principalmente un navigatore solitario, ma è ricordato frequentemente dal grande pubblico più come solitario che per altre sue imprese.

Il personaggio era conosciuto per la sua poca loquacità, specialmente coi giornalisti, ed è emblematica la risposta ad una domanda che gli viene posta ad un certo momento del film, durante un'intervista, a questo proposito:
- I giornalisti - diceva- spesso non si preparano ad un'intervista, a volte non sanno nulla o molto poco di vela, di mare o di navigazione, e pongono domande fuori luogo o non interessanti alle quali non vi è risposta: Cosa dovrei rispondere alla domanda: "A cosa pensava durante la sua navigazione in solitario?" Durante le regate in solitario pensavo alla regata, a cos'altro avrei dovuto pensare?-

Mi sovvengo di questo aneddoto ora che mi appresto a scrivere qualcosa di meno tecnico: cosa potrei raccontare del vissuto personale della navigazione in solitario? Quali pensieri ed emozioni mi hanno accompagnato, cosa ne ho tratto dal punto di vista "umano"? Non è semplice esprimere i sentimenti provati, fanno parte di qualcosa che difficilmente riesco a condividere.
Schivare la domanda come faceva Tabarly ? Con la mia piccola e modesta esperienza non sono sicuramente in posizione di potermi permettere un plagio di questa portata... sarebbe immodestia fuori luogo.

Potrei raccontare l'attesa, la gioia, la rabbia, l'esaltazione, la delusione, l'abbattimento, la soddisfazione,.... mai la noia (non c'è tempo), la conversazione con la barca,  il vento ed il mare, la rara poesia di un tramonto, la fatica, a volte la lotta, per far fronte al cattivo tempo, il piacere di ricevere un messaggio di sostegno inviato da uno sconoscito o la commozione di leggere un email di un amico, l'adrenalina che sale insieme al vento, l'emozione dell'arrivo: tutte banalità... (forse)

Il sentimento predominante, che tutt'ora persiste anche a distanza di tempo, è la calma: La calma di non doversi preoccupare degli altri (membri d'equipaggio), del loro benessere, dei loro stati d'animo, di non dover sostenere conversazioni spesso oziose o vuote, la calma di poter fare quello che devo fare senza discutere con quanti sanno tutto meglio, la calma di poter avanzare al mio ritmo, dormire quando ne ho bisogno, mangiare quando ne ho voglia, la calma di accendere la musica quando mi va o, più spesso, di ascoltare il rumoroso silenzio del mare, la calma data dalla certezza di aver fatto tutto il possibile per essere qui e ora, con la tranquillità che  una accurata preparazione conferisce, con la certezza della barca su cui so di poter contare, la calma, soprattutto, di non dover pensare a null'altro che a ZenZero ed al suo avanzamento.

All'arrivo ho avuto un attimo di smarrimento: è già finita? Stavo tanto bene là fuori!

La folla, gli amici, il telefono, i messaggi sms e email, le feste organizzate, gli impegni...... mi sono sentita oppressa, aggredita, annientata dalla troppa gente, dalle domande, dalla pressione, dal rumore disordinato senza relazione con l'andamento del mare o della forza del vento, dalla vacuità delle preoccupazioni "terrestri", dall'inutile e assordante musica di fondo omnipresente, dal chiacchiericcio...

volevano unicamente esprimermi affetto, ma erano troppi!

Per fortuna ripartirò presto....





Par Cristina - Publié dans : 1a tappa Transquadra - vari e bilanci
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Lundi 15 septembre 2008

Uno degli aspetti particolari della navigazione in solitario, forse l'unica vera differenza tecnica con la navigazione in equipaggio, è la gestione delle proprie energie, in particolare del sonno.

Prima di affrontare dal vivo la navigazione in solitario era l'aspetto che maggiormente temevo: sarei riuscita a star sveglia quando necessario, a dormire a comando, a svegliarmi in tempo, a non soffrire di privazione di sonno, situazione notoriamente pericolosa in cui attenzione, concentrazione e capacità decisionali vengono meno?

Per prepararmi mi sono documentata molto, sia sui libri che sul web: esperienze di navigatori solitari e consigli di specialisti del sonno, ho chiesto anche informazioni a chi aveva già fatto quest'esperienza e mi sono allenata a schiacciare sonnellini durante la giornata sperimentando la durata ottimale della pennichella per non risvegliarmi "intontita".

Sono giunta alla conclusione che pisolini di mezz'ora sono quanto di più idoneo ci sia per il mio ritmo, periodo che si adatta anche alla durata ragionevole di navigazione senza rischio di collisione (Attenzione: questo non vale per il Mediterraneo, troppo affollato!) Mezz'ore di sonno distribuite sulle 24 ore permettono un recupero psico-fisico sufficiente su un periodo anche abbastanza lungo (diverse settimane o mesi).

Questo ritmo di riposo non può durare in eterno, poiché, per esempio, non permette l'attività onirica, e alla lunga l'essere umano ne risente.

La prima esperienza di sole 48 ore (partecipazione alla GascoPogo nel Golfo di Guascogna in maggio 2008), mi ha confermato in parte l'idoneità di questi sonnellini distribuiti sull'arco della giornata.
Mi sono però accorta che non bastava: durante la seconda notte della GascoPogo, sotto spi, non avendo neppure sentito la sveglia dopo i canonici 30 minuti, mi sono risvegliata molto fresca ma un po' spaventata per la presenza di 4 pescherecci molto vicini a me, dopo circa 3 ore di sonno ristoratore.
Ne ho avuto la conferma anche durante gli 11 giorni della prima tappa: mi è necessario dormire una volta per notte (normalmente fra le 2 e le 5) almeno per due ore di fila, eventualmente interrotte per pochi minuti alfine di effettuare un controllo dell'orizzionte. Pur se per una notte posso saltare questo periodo più lungo, nella successiva non c'è verso di rinunciarvi.

Durante la prima traversata della Transquadra ho avuto durate di riposo molto variabili: i primi giorni, forse per l'ansia della nuova esperienza, per il cattivo tempo, il freddo e l'umido, ho dormito relativamente poco, circa 3 ore sull'arco di 24, senza peraltro soffrire di stanchezza, mancanza di energia o allucinazioni.
Poi, migliorando il tempo e prendendo meglio il ritmo, ho dormito in media 6 ore su 24, mantenendo il ritmo approssimativo di mezz'ora ogni 3 ore, e con un periodo di due ore nelle ore "critiche". In certi giorni più tranquilli ho dormito anche di più, a volte forzandomi a farlo, soprattutto verso la fine quando sentivo l'odore dell'arrivo e l'adrenalina del caso mi spingeva a non dormire "tanto arrivo presto e dormirò dopo", mentre in altre giornate in cui era necessaria maggior presenza o per l'avanzamento della barca o perché c'era traffico sul mare, sono riuscita senza problemi dimezzare i periodi di riposo.

Probabilmente sono fortunata e ho molta facilità a dormire "a comando", mi addormento in pochi secondi, mi risveglio senza traumi e non necessito di molte ore di sonno.

Credo però che siano fondamentali alcuni punti per poter gestire il sonno in maniera ottimale:

Prima di partire (si può fare a casa):

  • Conoscere il proprio ritmo di sonno, la propria durata ottimale della siesta, le proprie ore critiche i cui si "deve" dormire per assicurare un recupero sufficiente. 
  • Imparare a riconoscere i primi sintomi di stanchezza. 
  • Abituarsi a svegliarsi spontaneamente (senza sveglia). 
  • Allenarsi ad addormentarsi immediatamente: aiutano molto in questo senso training autogeno e yoga, nonché la ricerca di una "routine" ed una posizione corporea che favoriscano il sonno (ognuno ha la propria).
    La routine o rito che dir si voglia, è importante, e ognuno di noi, inconsciamente, la svolge anche a casa propria. C'è chi fa il giro delle porte e delle finestre per verificare siano chiuse, chi si lava i piedi, chi legge due pagine di un libro o chi dice le preghiere: questi "riti" tranquillizzanti ci predispongono ad affrontare il riposo con la mente libera.
    In barca il rito, per me, consiste nel fare il giro della coperta per verificare che ogni cosa sia a posto, e ad effettuare un controllo dell'orizzonte sia visivo che con il radar per appurare non vi sia nessuno che possa incrociare la mia rotta. In tal modo mi preparo al sonno con la mente calma e sono tranquilla di aver fatto tutto il possibile per la mia incolumità. 
  • Mantenersi in buona forma fisica e mentale (assenza di ansia, paure, nervosismo)


In navigazione:

  • Partire riposati: più facile a dirsi che a fare....
  • Dormire non appena si avvertono i primi sintomi di stanchezza e quanto più spesso possibile, anche in vicinanza dell'arrivo (non si contano gli incidenti avvenuti proprio sulla linea di arrivo o subito dopo il traguardo, quando navigatori stravolti dal sonno, calata l'adrenalina della gara, si sono addormentati andando a scogli..).
  • Mantenere, quando possibile, una certa regolarità e disciplina nell'organizzazione dei periodi di sonno (sempre alle stesse ore).
  • Preparasi al riposo mettendosi comodi: levare la cerata, indossare vestiti asciutti, usare cuscino e coperta, trovare una posizione confortevole
  • Riposarsi molto (anche non dormendo), stendendosi in quadrato o comunque stando sottocoperta quando non è indispensabile la presenza in coperta.
  • Risparmiare le energie, proteggersi dal sole, dall'acqua e dal freddo, evitare manovre inutili (levare una mano per 10 minuti di maggior velocità per poi doverla riprendere immediatamente).
  • Alimentarsi correttamente e né troppo né troppo poco (la fame mantiene svegli...), bere molta acqua. Certi alimenti favoriscono il sonno (carboidrati per esempio) e vanno assunti preferibilmente prima di dormire, altri invece favoriscono lo stato di veglia (proteine, vitamine) ed è meglio mangiarli appena svegli. Evitare caffeina e alcol che disturbano i ritmi naturali del sonno.

Evidentemente non è sempre possibile applicare queste regole: dormire quando si sentono i primi sintomi del sonno non si concilia necessariamente con un buon avanzamento della barca (sotto spi con planate fino a 13 nodi l'interno della barca, che sembra maggiormente una lavatrice che non una stanza da letto, non offre l'ambiente più idoneo al riposo, l'avvistamento di una nave all'orizzonte impone di rimandare le siesta, una zona di groppi richiede vigilanza continua, ecc), e neppure corrisponde ad una tabella di orari prestabiliti, regolari e disciplinati. Levare la cerata e mettersi comodi sono a volte un "optional": spesso, soprattutto i primi giorni, ho dovuto scegliere fra questa regola che mi imponeva di reindossare la cerata fradicia e fredda al risveglio o dormire con cerata e giubbotto bagnati per mantenerli "caldi" ed evitare lo sconforto del re-indossamento e ho scelto la seconda, a volte per essere pronti alla manovra in pochi secondi non ci si puo' concedere neppure di levare gli occhiali, oppure si deve dormire in pozzetto o seduti sulla scaletta, e via dicendo. E' perciò opportuno giocare d'anticipo e accumulare riserve di sonno in ogni momento utile.

Inoltre  alcuni di questi punti sono controproducenti in vista di un buon risultato di classifica: chi è alla ricerca del podio o del record non può permettersi il lusso di riposarsi quanto più possibile, restare sottocoperta o evitare manovre che danno vantaggio solo per pochi minuti....
A me, come spesso ripetuto, interessa maggiormente la sicurezza che la classifica....



All'arrivo a Funchal non ero particolarmente stanca. Dopo 11 giorni di navigazione, una volta arrivata in porto, ormeggiata la barca e pranzato con gli amici, ho fatto la mia normale siesta di mezz'ora, e non ho avuto nessun problema a festeggiare fino a tarda ora quella sera, e neppure a riprendere un ritmo "normale" di sonno.

Ho riscontrato invece qualche piccola difficoltà nella traversata di rientro da Madeira a Cadice in equipaggio. Il ritmo dei turni non corrispondeva ai miei ritmi di sonno, ormai collaudati, per cui la navigazione in equipaggio si è rivelata più stancante che non quella in solitario.....

Ultima piccola nota per chi segue il blog in modo continuo: notizie della mia sveglia 120 dB?
Non l'ho mai usata! Dopo un po' ci si sveglia automaticamente dopo i famosi 30 minuti....

Par Cristina - Publié dans : 1a tappa Transquadra - vari e bilanci
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Dimanche 14 septembre 2008

Mi ero preparata i miei menu giornalieri degni di una dietista: le porzioni già suddivise, la bresaola sottovuoto, la pasta ed il riso nei contenitori stagni, tutto ben equilibrato : proteine-carboidrati-fibre-vitamine, almeno un pasto caldo al giorno, minestrine per le notti fredde, uova già sode per risparmiare acqua, gas e tempo e per conservarle piu' a lungo, la frutta e la verdura stivate in modo da lasciarle arieggiate, qualche biscotto non troppo a portata di mano per evitare tentazioni......


Ho cucinato 3 volte (tre... su 11 giorni), per il resto: panini e spuntini solo secondo la voglia o il tempo a disposizione.

Un disastro dietologico... che però ha dato i suoi frutti: sono dimagrita 6 kg! - già ripresi nel frattempo :-(

L'alimentazione è stato sicuramente il punto più scadente di tutta la prima tappa: i primi giorni non avevo né tempo né voglia né tantomeno possibilità logistica di cucinare, dopo Finisterre la barca si è certamente stabilizzata, ma la voglia di mettermi ai fornelli non è tornata.

Tuttavia anche se non l'ho rispettato molto, l'ordine dei menu giornalieri preparato prima della partenza si dev'essere iscritto da qualche parte nel mio subconscio, e le proporzioni di ogni elemento della piramide alimentare sono state più o meno rispettate.

Frutta e verdure crude durevoli (quali carote, pomodori non troppo maturi, verza) in abbondanza, carne (bresaola) alternata a pesce (ottimo tonno in scatola bretone), pasta , miglio e pane (pan carré scuro con cerali vari), yogurt, molte minestrine, qualche barretta energetica (neppure tante), molta frutta secca, succhi di frutta, tè e molta, moltissima acqua. Niente vino, birra, alcolici e caffè per non disturbare i ritmi del sonno (in un senso o nell'altro).
Questi gli ingredienti, e tutto sommato è andata abbastanza bene, tranne la bresaola, che dopo qualche giorno diventa acida e insopportabile.

Malgrado la durata della traversata ben più lunga del previsto, all'arrivo avevo ancora cibo fresco per almeno 3 giorni, acqua per 6, oltre a 20 l nelle taniche, mentre alimenti conservati ne ho ancora fino alla Martinica, e le lattine che avevo preso "nel caso avessi avuto bisogno di caffeina per tenermi sveglia" così come i pasti pronti liofilizzati sono arrivati intonsi a Funchal.

Per la prossima tappa, più lunga e con temperature più elevate nella seconda parte del percorso (minor possibilità di conservazione degli alimenti freschi) dovrò probabilmente prevedere una cambusa un po' diversa, in ogni caso rinuncerò alla bresaola a favore della carne secca, ma sostanzialmente la lista della spesa sarà la stessa, con proporzioni più a favore di alimenti che si conservano senza problemi anche al caldo.



Un breve cenno, anzi un elogio, pur se non l'ho usata molto questa volta, va fatto alla pentola a pressione: utensile indispensabile in barca per la velocità di cottura (tempo, acqua e gas risparmiati, oltre ad un minor pericolo di ustione rispetto ad una pentola aperta). Ci si può cucinare tutto, dalla pasta al riso alle verdure, ma anche il pesce in cartoccio (quando si pesca). E' l'unica pentola che ho a bordo (oltre al bollitore per l'acqua del te)

Par Cristina - Publié dans : 1a tappa Transquadra - vari e bilanci
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Samedi 13 septembre 2008

Come esposto nei calcoli energetici preventivi e relative considerazioni, quale generatore primario di energia su ZenZero è stata scelta una pila al combustibile (metanolo) Max Power MFC 140.

L'esperienza della prima tappa della Transquadra ha confermato la bontà di questa scelta: le condizioni meteo incontrate nei primi giorni - cielo coperto e molto mare - ed in seguito venti leggerissimi a tratti inesistenti, avrebbero infatti reso difficile una produzione di energia sufficiente con altri sistemi presi in considerazione in fase di studio : pannelli solari e generatore a trascinamento non sarebbero stati utilizzabili al meglio (o del tutto...) in quelle condizioni!


La produzione di energia della Pila al combustibile rilevata dal controllore di bordo è stata costantemente di 5,6-5,7 A (leggermente meno di quanto promesso dalla scheda tecnica del prodotto: 5.8 A).

Durante i primi 2-3 giorni della traversata, per le condizioni meteo che difficilmente permettevano la ricarica delle batterie col motore (causa montaggio non idoneo della vaschetta del liquido di raffreddamento il motore si surriscalda con mure a sinistra) la pila al combustibile ha provveduto praticamente al 100% ai fabbisogni energetici della barca.

I calcoli di consumo si sono quindi avverati un po' più pessimisti della realtà, devo dire che ho usato il radar assai poco e che il PC, durante i primi giorni è vissuto di rendita sulla sua batteria caricata prima di partire.

La notte di cucitura della randa, invece, mi ha costretta ad un uso intensivo e continuo del radar. Il consumo sull'arco delle 24 ore è quindi aumentato parecchio rispetto ai giorni precedenti (benché usassi il radar in modalità risparmio - emissione 2 minuti ogni 10 minuti), ed il motore è stato chiamato più volte a contribuire alla produzione di energia, anche perché le batterie non erano probabilmente più cariche al 100% dopo 3 giorni di uso unicamente della pila al combustibile (purtroppo il controllore delle batterie non segnava la percentuale di carica rimasta, a seguito probabilmente del fulmine del primo giorno).

Dopo quella notte sono rientrata in un ritmo più normale: Pila al combustibile sempre in funzione e motore un'ora al giorno in due fasi di mezz'ora ben distanziate fra di loro per garantire una ricarica più favorevole (la pila al combustibile cessa automaticamente la produzione di energia quando le batterie vengono ricaricate da un'altra fonte o quando sono sufficientemente cariche), per una produzione complessiva stimata di 135 Ah/giorno.

Consumi di 135 Ah/giorno sono inferiori di 20 Ah/giorno rispetto ai calcoli fatti a priori. Questo minor consumo è dato dall'uso del radar, del PC e del pilota automatico per un tempo inferiore al previsto.

Le riserve di metanolo (15 litri) sono durate 10 giorni e 12 ore (consumo giornaliero medio 1,4 l), mentre sono stati utilizzati complessivamente 8 litri di gasolio (consumo medio giornaliero di 0.75 l)


 

Conclusione:

> I calcoli energetici preliminari si sono sostanzialmente confermati in fase di verifica dal vivo, un po' pessimisti sui consumi effettivi e abbastanza precisi sulla produzione di energia dei 2 generatori e loro fabbisogno in combustibile (la produzione nominale della pila al combustibile di 140 Ah/giorno tuttavia non è raggiunta in pieno, si deve contare una produzione massima di 130 Ah/giorno).
   
> La scelta della pila al combustibile, funzionante indipendemente dalle condizioni meteo. si è rivelata adatta alle condizioni meteo incontrate sulla prima tappa.   

> Alla luce delle difficoltà che sto incontrando ora per reperire il metanolo alla Martinica, mi rendo conto che i tempi sono prematuri per questa scelta su larga scala: non esiste ancora una rete mondiale di distribuzione del metanolo adatta ai navigatori transoceanici che prevedono anche il ritorno in Europa senza passare dagli Stati Uniti: dovrò probabilmente partire da Madeira col combustibile anche per il rientro fino alle Azzorre (a Madeira e a Horta è infatti possibile acquistare metanolo). Fortunamente dalla Martinica torneremo in equipaggio e potremo risparmiare molto sui consumi del pilota automatico e del radar.   

> Partirò probabilmente da Madera con 50 litri di metanolo 30 l per la traversata e 20 l per l'emergenza sulla tappa di rientro (in caso di avaria al motore), durante la quale conterò in via primaria sul motore e .... sull'equipaggio per risparmiare sui consumi del pilota..... 20 kg di zavorra a cui avrei volentieri rinunciato in regata... ma che mi daranno maggior sicurezza per la traversata di rientro.

Nota- Esperienze sulle altre barche:

Non molte altre barche erano munite di pila al combustibile, ma l'uso di questo generatore sta prendendo piede adagio adagio e alla Transquadra vi sono poco meno di 10 barche, a mia conoscenza, che hanno optato per questo sistema. La maggioranza degli utilizzatori di metanolo si sono dichiarati soddisfatti, non solo alla Transquadra, ma anche su altre regate quali l'ARC o la mini-transat

Bertrand, invece, su Zinzolin Pogo 8.50  ha riscontrato seri problemi di carica, la sua pila al combustibile (di marca diversa)  non ha mai funzionato correttamente sin dalla partenza, non si capisce bene perché. Come per ogni altra cosa è vitale controllare tutto prima della partenza, meglio due volte che una sola, ciò che peraltro non garantisce il corretto e continuo funzionamento delle attrezzature sull'arco di tutta la traversata (per questo sono partita da Saint Nazaire con sufficiente combustibile per coprire i fabbisogni energetici minimi sia con solo metanolo sia con solo gasolio). 
Par Cristina - Publié dans : 1a tappa Transquadra - vari e bilanci
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