Mardi 5 août 2008

4 agosto - caramelle non ne voglio più.....


Vento 20-23 nodi da Nord, spi pesante? Proviamo. Garbugli con la calza che si impiglia e attorciglia tutta (fornita dallo stesso velaio della randa...), caramelle e controcarmelle. Via tutto, riprovo, ancora peggio, levo la calza che mi sembra inutilizzabile, dopo 2 ore di lotta inutile metto lo spi leggero, comunque più adatto a questo vento calante, purché non aumenti di nuovo.

5 agosto - TTG infinito

Vento in calo, da NE poi N poi non si sa da dove. Avanzo adagio, a volte indietreggio, impossibile mollare la barra sotto il sole cocente. Bordi di un incerto lasco-traverso-bolina con lo spi strallatissimo, poi con il gennaker.

Mancano poco più di 300 miglia a Porto Santo ma il GPS continua a darmi: TTG (time to go) infinito.....

Per ingannare il tempo leggo i lunghi messaggi di Donatella che dal primo giorno mi manda, insieme alle cartine meteo, notizie dal mondo, poesie, rebus, scritti vari, divertenti, a volte un po' inaspettati quando trattano di argomenti filosofici.... Non sempre ho avuto tempo di leggerli per intero, ora con poco vento e mare quasi calmo posso installare il PC in modo stabile senza temere di vedere volare tutto. Il mio "Uomo all'Havana" come si definisce, ha anche pubblicato giornalmente uno scritto di tipo giornalistico " LA STRILLA DEL MARE" diventata poi "LA SQUILLA DEL MARE" per tenere al corrente gli amici di quanto stava succedendo su ZenZero.

Par Cristina - Publié dans : 1a tappa Transquadra - Cronistoria
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Dimanche 3 août 2008

3 agosto - inizia la discesa!!!!


Alle 9.00 passo Finisterre senza vederlo, sempre nebbia, poi, fortunatamente prima dell'inversione della corrente, si alza un venticello, spi leggero e via!

Ah maledetto capo, quanto ti sei fatto desiderare, ma ce l'ho fatta a passarti!

Ora inizia la discesa, vento portante, spi, sole, planate, divertimento..
Infatti esce il sole, faccio il bucato sperando che si asciughi qualcosa da indossare, prendo la crema solare....

Troppo presto! Il cielo si copre nuovamente, il vento aumenta. Cerata e stivali....e via lo spi, troppo vento per i miei gusti e le mie capacità. Con randa e Genova la barca avanza a 9 nodi, passo la notte con qualche timore per la randa che ho paura a ridurre per non farla sbattere.

Sul VHF sento un messaggio che mi lascia esterefatta: uno spagnolo chiama Batojano (la barca del comitato che accompagna la tappa). Sarà Mintaka, la barca del solitario spagnolo. Ma com'è possibile che lo senta? Avrò sbagliato, sono almeno 24 ore dietro l'ultimo, se non di più, vista la piatta incontrata, quindi almeno 120-150 miglia, decisamente fuori portata del VHF.

 Laurent che sento al telefono mi conferma invece che non sono l'ultima, forse farei bene a scaricare i files delle posizioni che il comitato ci manda 2 volte al giorno: dopo la rottura non li ho più scaricati per risparmiare minuti di Iridium, non aveva più senso essendo ormai fuori gioco (pensavo).

Invece altri hanno avuto avarie, molti altri: alcuni si sono fermati alla Corugna per riparazioni, altri sono tornati indietro, fra cui Bertrand vittima-artefice di una collisione con una barca a vela mentre dormiva.
NO NON E' POSSIBILE! Non posso crederci, mi dispiace enormemente per lui, perché è un solitario, perché è su un Pogo, ma soprattutto perché è un amico e da mesi corrispondo con lui che sta a New York, e so quanto sia stato difficile per lui prepararsi per questa regata a distanza, e so quanto ci tenesse.
Posso immaginare il suo stato d'animo, io che sono passata a due dita dall'abbandono: no, non potrò capirlo fino in fondo, io ho avuto l'opportunità fare qualcosa, di tentare, di reagire, e mi è andata bene, lui con lo strallo ed il patarazzo rotti non ha neppure avuto l'occasione di farlo.

Un altro solitario su Pogo ha dovuto abbandonare: Dominique più o meno allo stesso momento e alla stessa posizione del mio strappo, ha subito la stessa avaria: non ha ricucito, non poteva avendo la randa inferita, non sa cucire mi dirà in un suo mail successivo...

Scambio di mail con gli altri Pogo e scopro che anche i belgi di Avel sono tornati indietro.

Restiamo solo 2 Pogo in solitario, ma anche Philippe ha avuto i suoi problemi: cadendo ha sbattuto la testa su un winch: zigomo rotto, arcata sopraccigliare tagliata, dente spezzato (il colmo per il dentista che è). Ma lui continua, è davanti con un giorno di anticipo su di me.

Tutto sommato mi è andata di lusso!



Par Cristina - Publié dans : 1a tappa Transquadra - Cronistoria
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Samedi 2 août 2008

2 agosto - Passaggio di Cabo Finisterre


Non riuscendo a passare il meridiano 10 W senza portarmi molto a nord mi decido a buttarmi fra il TSS e la costa, tanto peggio se ci sarà la piatta promessa e subita da chi mi ha preceduto, ma non ce la faccio più.

Il vento dura fino a quando ho finito di riattraversare il TSS delle navi, a fine pomeriggio, e mi ritrovo nella piatta più assoluta, vele che sbatacchiano, gennaker ipercazzato a tentare di fare bordi a 50-60° senza molto successo.

Passo con la nebbia e un'umidità incredibile che ad ogni onda mi fa piovere dalla randa che sbatte nervosamente una doccia di condensa, e avanzo soprattutto grazie alla corrente di marea. Mi sembra di stare sul Lago Maggiore..... salvo l'incontro con una balena che improvvisamente soffia a pochi metri da ZenZero lasciando un nauseabondo puzzo di pesce marcio, e un po' di sgomento per la poca distanza a cui si trova.

La randa supera anche la prova della piatta con onda, e anche questa notte sono contenta di avere il radar in mezzo a questa foschia.
Par Cristina - Publié dans : 1a tappa Transquadra - Cronistoria
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Vendredi 1 août 2008

1 agosto festa nazionale svizzera - Verso Capo Finisterre

Sono le 8.00 l'alba di un giorno soleggiato si è alzata, mi resta solo da mettere gli elastici sui canestrelli, scelgo i più sottili che ho affinché agiscano da "fusibile" e si strappino prima della ralinga se fosse il caso, per non dovere ricominciare tutto domani, senza ormai abbastanza tessuto per farlo.

Altra dose di Enervit, esco sul ponte: sempre 28 nodi fissi. Ma si sarà bloccato l'anemometro su questo valore? Devo rimontare il tutto, se faccio presto posso farlo ancora su questo bordo che mi avvicina alla costa.

Un'ora e mezza di lavoro con cime cimette paranco, cinghia per fissare il punto di scotta al boma; armo le borose, ricontrollo di non averle incrociate, prendo le 3 mani. Alzo la randa con cautela pregando perché resista, cercando di farla sbattere il meno possibile e di non impigliarla nelle crocette (sono al traverso).
Ce la fa! Levo la terza mano con timore: ce la fa! Non oso levare la seconda mano, mi rimetto di bolina e ZenZero riparte alla grande verso ovest, lungo la costa spagnola.

Urlo di gioia e subito scrivo un breve email al comitato per metterli la corrente: "mi è successo questo, ma riparto, ho perso 26 ore ormai sono fuori gioco per la regata ma arrivo a Madera per la festa se la cucitura resiste! "

La vita è bella, c'è il sole, Madera si avvicina!

Ora mangio qualcosa, vado a dormire e forse riesco pure ad asciugare qualcosa. Ma quando il mio panino alla bresaola è pronto non riesco ad aprire la bocca, la mascella mi si è bloccata a furia di stringere i denti, la tensione è tale che neppure provando con le mani riesco ad aprire la bocca per mangiare. Ci vorrà mezz'ora di massaggi e ginnastica mascellare per riuscire a ingurgitare qualcosa..... Cado in un sonno liberatorio quasi immediatamente.

Valanghe di email e sms sono giunti questa notte ad incoraggiarmi e spronarmi: dal mio fan club, ma anche da molti sconosciuti: hanno appreso la situazione dalla mia pagina internet che ho sempre aggiornato ogni 24 ore, il prossimo comunicato li rassicurerà!
Sono estremamente grata a tutti quanti mi hanno espresso simpatia, e sono molto fiera di essere riuscita a cavarmela senza fermarmi o chiedere assistenza.

Voglio portarmi oltre la longitudine 10 W per passare Finisterre al largo fuori dal traffico delle navi, ma il vento di nuovo sale, se prima il Pogo non brillava per l'angolo di bolina, figuriamoci adesso con questa randa sfibrata, informe e che non oso aprire completamente per non sforzarla..... il bordo mi porta sempre più a nord, ma l'altro bordo mi rimanderebbe a est del capo. Il vento risale, altra notte con 30-35 nodi ... la prendo con filosofia, è un buon banco di prova per la riparazione, ma non vedo l'ora di entrare nel flusso da NW promesso per dopo Finisterre.

Incrocio molte navi, devo virare un paio di volte, dormo poco.


 
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Jeudi 31 juillet 2008

31 luglio - Golfo di Biscaglia

ore 8.00 UTC: 3 giorni di fatica alle spalle, sono fradicia, le mie due cerate pure, gli stivali sono pieni di acqua, i miei piedi stanno ormai marcendo, due giorni che non posso neppure accendere il gas e farmi un te per il troppo mare, sono piena di ematomi -immagino, non potendo verificare di persona- le ginocchia doloranti per le avanzate a carponi sul ponte, i colpi presi ovounque per le manovre che a volte, quando tutto s'ingarbuglia, durano ore, non ho più neppure una maglietta asciutta: appena ne infilo una si bagna immediatamente indossando la cerata, ed il vento non si decide a girare a ovest.

E dire che c'è gente che parte volontariamente per il giro del mondo contro vento e corrente: PAZZI!

Sono di nuovo per l'ennesima volta in una zona di groppi, la visibilità è molto poca, sembra quasi notte, cala il vento, sono in balia delle onde. Per riprendere un po' di velocità mi azzardo a levare la terza mano. 10 minuti dopo: catastrofe! L'ultimo groppo della serie arriva improvviso, raffiche a 42 nodi, mi precipito a ridare la terza mano, non faccio in tempo ad arrivare all'albero che vedo la randa strapparsi lungo la ralinga in diversi punti (in corrispondenza dei canestrelli) a partire dalla bugna della terza mano verso l'alto.... Urlo:

NOOOO, PERCHE' MI FAI QUESTO?

Non so a chi, non importa, è uscito così: sono stanca, bagnata, stufa di questo tempo da lupi, acqua dal cielo, acqua dal mare, acqua in barca, bolina che non riesco a stringere, bordi infiniti, visibilità pessima, freddo...

In un attimo mi crolla addosso il mondo: dopo anni di preparazione, dedicando a questo evento ogni attimo del mio tempo libero e delle mie risorse, rasento, dopo neppure 3 giorni, l'abbandono ...

Non mi resta che ammainare la randa, sotto la pioggia battente e raffiche a 40 nodi, non riesco a valutare il danno, devo affrettarmi a legare tutto prima di peggiorare la situazione. Resto solo col fiocco da cattivo tempo, al traverso del mare e del vento. Che fare? Strambo e mi dirigo, sempre al traverso, verso la costa spagnola: il bordo mi porta verso Gijon, porto dove se necessario potrò entrare senza problemi: ci sono passata neppure tre mesi fa. Spero così di ridossarmi un po' dal vento e dal mare sottovento alla costa, mi tolgo dalla rotta delle navi che numerose escono dal TSS di Finisterre (schema di separazione del traffico, passaggio obbligato per tutte le navi in transito). Non sono in grado di prendere nessun'altra decisione, sono troppo abbattuta, scoraggiata, stanca. Per ora penso solo a mettermi in sicurezza.

Dal nulla appare una barca, è il concorrente solitario N 3 anche lui provato dai giorni precedenti, mi propone assistenza, la rifiuto garbatamente e gli dico con tono falsamente allegro: a scuola ho imparato a cucire, me la caverò!
Poco dopo anche Nitroglicerina che si trova nei paraggi mi chiama sul VHF avendo saputo dello strappo da Gianfranco (nostro comune referente per la meteo che ho avvisato per telefono), proponendomi aiuto. Stessa risposta di apparente ottimismo che stride violentemente con quello che sto vivendo.

Lacrime di rabbia, me la prendo col velaio che mi ha convinto a non mettere gli elastici sugli ultimi canestrelli " perché in alto non servono"..., mi rimprovero di non aver preso quella maledetta terza mano più presto, impreco contro questo "temps de merde" che non vuole cambiare, ma così è...

Ora non posso fare nulla, troppo vento e mare per pensare di portare la randa in quadrato, sono troppo stanca per fare qualsiasi cosa. Telefono a casa per avvisare che non vi sono problemi e non devono preoccuparsi se mi vedono tirare bordi piatti, ho solo strappato la randa, non c'è nessun pericolo, io sto bene.
L'evidente delusione che sento nella voce di mio figlio Luca, mi spronerà più tardi a fare di tutto per non abbandonare. Per ora vado a dormire un po' e poi si vedrà.... Crollo sul divano del quadrato senza neppure togliermi occhiali, cerata, giubbotto e stivali completamente bagnati, e dormo col radar acceso con l'allarme su un range di 5 miglia.

Al risveglio va tutto meglio, il vento è ancora a 28 nodi ma c'è meno mare, e comincio a pensare come risolvere: armare un fiocco, il Genova o la tormentina come randa di cappa? Ma riuscirò poi a risalire fino a passare Capo Finisterre? Se non gira il vento non sarà possibile. Questa soluzione mi sembra troppo laboriosa per un risultato sicuramente pessimo, e perderei troppo tempo....

Mi armo di coraggio, prendo due barrette di cereali e ingurgito una nauseante dose di Enervit, ed esco in coperta. Il rollio è impressionante, ed un'operazione che è assolutamente banale da fare in porto in due persone (armare e disarmare la randa) sembra irrealizzabile da sola in queste condizioni.
Ma ci provo con l'energia della rabbia: cime per legare la randa e non perderla in acqua, coltello per tagliare la base inferita sul boma, paranchino per sollevare la randa e depositarla sul ponte, mentre con una mano devo continuamente tenermi per non rotolare in acqua.
La cosa più laboriosa è far entrare la randa in quadrato, il tessuto è rigido, la vela è un ammasso informe insalamato dalle cime, e devo introdurla lasciando la ralinga verso poppa per potervi lavorare. A calci infilo tutto in quadrato, il tessuto geme, le fibre si rompono, mi si stringe il cuore, io che finora arrotolavo questa randa con una precisione certosina e non mi permettevo neppure di sedermi sul sacco.....

Sono le 18.00, ci ho messo 2 ore a smontare la randa, ora valutiamo i danni ed i tempi di riparazione. 2 metri e mezzo di ralinga strappata, 5 occhielli dei canestrelli divelti, e ovviamente la base tagliata, oltre al cursore del punto di scotta che è rimasto sul boma. Stimo 6-8 ore di lavoro. Mi chiedo se non posso fare più in fretta tagliando una fetta di randa: dalla stecca forzata poco sotto la penna all'occhiello della terza mano, poi ricucire insieme i due pezzi, con un risultato sicuramente poco estetico.... La cucitura è meno lunga e non avrei gli occhielli da riparare. Scarto questa soluzione distruttiva, lasciandola come ultima ratio se la prima riparazione non dovesse tenere.

Ho molto tessuto per riparare, aghi, filo in abbondanza, e diversi rotoli di tessuto adesivo per riparazioni: leggiamo le istruzioni...

Stendere la vela su una superficie piana (e dove la trovo?), la vela dev'essere asciutta (????) e pulita (????).

Mi viene la voglia di buttare a mare i miei costosi rotoli di tessuto per riparazioni. Ma chi vende queste cose ha mai provato ad usarle per davvero????? La situazione è quasi comica: la superficie piana, la randa asciutta e pulita saranno per un'altra volta: prendo il tessuto non adesivo e mi metto all'opera.

Un'ora o due di cucito finché reggo - mezz'ora di sonno, a questo ritmo, seduta sulla scaletta continuo per tutta la notte, con la pila frontale in testa, e le mani sempre più doloranti: il dacron cross cut è molto tagliente e molto duro da bucare con l'ago, il tessuto che ho per riparare é scivoloso, difficile da tenere.

Sono felice di avere il radar che mi permette di lavorare senza dover uscire di continuo per controllare se nei paraggi non c'è qualcun altro. Ci mancherebbe anche una collisione per coronare il tutto!

Penso con un sorriso ai miei pantaloni da barca cui manca un bottone da parecchi mesi per la pigrizia di ricucirlo: odio cucire!
 
C'é qualcosa di irreale in questa situazione, relativamente calma all'interno del quadrato, cucio cucio e mi sento una sartina in ritardo con una consegna, che deve passare la notte a recuperare tempo perso. Ho la notte davanti: la situazione la conosco bene per viverla relativamente spesso nel mio lavoro, la notte lavoro meglio, l'impressione che il tempo sia lungo, dilatato, mi da' la calma per affrontare le cose in modo ordinato, sistematico, concedermi pure delle pause; durante la notte, sembra, si recupera il ritardo "gratis", si produce mentre il mondo dorme...

Passano le ore, le 8 che avevo preventivate sono scadute e sono ben lungi dall'aver finito, mi sorprendo a curare i dettagli, ma è necessario per avere una cucitura che tenga i prossimi giorni di vento ancora forte, il vento ed il mare non calano, quando rientro nella zona meno protetta o mi avvicino troppo a costa strambo per tornare nella zona di mare più tranquilla e sicura, l'uso del radar mi costringe a caricare le batterie col motore, la fuel cell non ce la fa a coprire i consumi congiunti di radar, pilota, luci e strumenti per così tante ore.

La notte nera porta con sé però anche le angosce e la paranoia: la riparazione deve tenere fino al Capo Finisterre, poi ci sarà vento portante e potrò anche navigare senza randa, ma poi se manco Madera come farò a risalire? Dovrò andare fino alle Canarie, o in Marocco: non ho preso neppure il passaporto....Avrò gasolio a sufficienza se resto senza randa? Non è meglio rinunciare a questo lavoro inutile e che mi porta a prendere rischi?

Scaccio con veemenza questi pensieri oscuri: se la randa non resiste mi fermerò in Portogallo, sono sempre in tempo a rinunciare, per ora almeno ci provo, coraggio, continuo a cucire...




      

       
Par Cristina - Publié dans : 1a tappa Transquadra - Cronistoria
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