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Non proprio una passeggiata la traversata di rientro….. 12 giorni di bolina, 3 di piatta e 4 di spi, praticamente sempre mure a dritta: molta fatica, controvento, contromare, troppo
numerosi su una barca così piccola, troppo sbandati, troppo bagnati con molto vento, troppo lenti quando Eolo se ne va in vacanza.
Ma anche, come sempre, momenti di gioia pura, di grandi emozioni, di amicizia e solidarietà…
Riprendo le parole di Giorgio: “Fantastica esperienza! Abbiamo avuto di tutto e di più e quei 21 giorni (e più) su Zenzero mi sono entrati con prepotenza nel DNA. Ogni tanto affiora
qualche ricordo (i più forti: tenere la barra con forza 9 e il tuo "non far rovesciare la barca sennò siamo morti", le quattro ore di spinnakerata notturna fra i groppi col buon Dario che
mi illuminava il windex, le risate, le strambate involontarie di Dario e conseguenti fioriti mugugni..., le albe, i tramonti, gli appuntamenti con i Pogo, les vacations di Laurent, il
gasolio regalato per un pugno di birre, la fine delle sigarette con il catamarano fermato in pieno oceano, il rhum dell'arrivo e le successive 24 ore alcoliche, le nostre chiacchierate,
...)
ma sono solo una piccolissima parte di un repertorio d'emozioni e di un'avventura dove ho imparato tantissimo.”
Ai ricordi di Giorgio aggiungo le balene (una a 3 metri della barca!), le decine di delfini, le lunghe notti stellate, la stretta allo stomaco per decidere se partire in fuga o
tentare di resistere ancora con 48 nodi di vento ed il mare bianco di schiuma, la preoccupazione di finire il gasolio durante le lunghe ore di piatta, le planate a 12 nodi, l’emozione di
ritrovare Nitro il giorno successivo la tempesta, la magia di Horta, e potrei continuare per ore….. Ho ritrovato il ritmo della crociera, i suoi lati positivi, i suoi tempi rallentati e
sottoinvelati, la pesca, la tranquillità del sonno quando qualcuno veglia.
4 Pogo alla partenza da Le Marin il 5 maggio dopo una settimana di preparativi e incontri con altre barche della Transquadra che affrontavano il rientro nello stesso periodo. Giorni molto
piovosi, umidi, caldi, con l’ultima notte di temporali, frane e disastri vari a terra.
I Pogo alla partenza:
Ratafià con Jean Denis, Damien e Guillaume
Pickwick con Philippe e Daniel
Nitroglicerina con Laurent e Philippe
Zenzero con Cristina Dario e Giorgio
Giornata decisamente brutta e poco invitante, questo martedì 5 maggio, con la ripetizione continua alla radio dell’ allarme “arancione” e delle notizie sulle alluvioni: l’equipaggio
di Ratafià, ospite di amici a terra, ritarda a causa della strada franata, spostiamo a mezzogiorno il briefing dei 4 Pogo sul pontile che ha visto il festoso arrivo della
Transquadra e che ora è deserto sotto la pioggia. La voglia di prendere il mare per scappare da questo vespaio, dimenticare la fatica dei preparativi, le frustrazioni per i lavori non
eseguiti bene in cantiere, le attrezzature ordinate da tempo non arrivate, iniziare questa traversata a lungo immaginata, ha il sopravvento.
La decisione, presa a maggioranza (ma non all’unanimità) di costeggiare le isole Caraibiche da sottovento per avere meno mare nelle prime ore ci era sembrata saggia, da giorni soffia un
vento superiore ai 30 nodi da est alzando un mare molto grosso, ma l’enorme quantità di rifiuti di ogni tipo (compresi frigoriferi) portati a mare dai fiumi in piena ci fanno cambiare
idea la sera stessa: a Nord della Martinica tentiamo il passaggio in Atlantico, a notte ormai fonda.
Un malinteso, la ricezione VHF non chiara, o la voglia dei ragazzi di Ratafià di strafare dividono il gruppo da subito: loro continuano in Atlantico sfidando un mare di prua con onde di 5
m, noi altri 3 desistiamo e torniamo sottovento alle isole. Le nostre strade sono già inesorabilmente divise: ci ritroveremo solo a Horta.
Il secondo giorno, con la meteo invariata ed il mare sempre grosso decidiamo di fermarci ad Antigua e riposare gli equipaggi, in parte già stremati dal mal di mare (non su ZenZero!), e
aspettare un calo del vento.
Ma sulla chiamata di Pickwick cambiamo idea: “c’è una bella baia a nord della Guadalupa, andiamo lì a dar fondo, chi ce lo fa fare di navigare in queste condizioni ancora 5-6 ore,
arrivare di notte in un posto che non conosciamo e che non è facilissimo d’accesso?”
L’Anse Deshaies ci accoglie per due notti insieme a molte altre barche che hanno preso la stessa decisione. Giornata di riposo alla fonda, incontro con Tawara (SunOdissey 52 sul quale
Hervé naviga spesso in solitario e diretto anche lui alle Azzorre), cena in un super ristorante di lusso trovato su internet a distanza da Géraldine (pensando di finire in un
ristorantino-baracca sul lungomare arriviamo in bermuda e maglietta sporca, qualcuno addirittura senza scarpe…) per gustare le aragoste locali prima dei 20 giorni di cucina precaria che
ci aspettano.
Partenza, questa volta definitiva dei 3 Pogo in linea di fila l’8 maggio al mattino, con vento e mare che sembrano calati un po’, 25 nodi da Est, mare ancora molto mosso in Atlantico.
Andiamo a nord-nord-est, qualche groppo, ma fa caldo e non indossiamo neppure la cerata per non bagnarla….
Bolina, bolina, bolina per 6 giorni interminabili, barca sbandata, bagnata, difficile cucinare, dormire, vestiti appesi ovunque nell’inutile tentativo di farli asciugare, stanchezza
e mugugni, rincorse o lunghe attese per restare insieme agli altri 2 Pogo (chi stringe di più chi meno per non picchiare troppo su questo mare incrociato), collegamenti radio stabiliti
alle 10 e alle 22, ricongiungimenti dopo ore…ma piano piano troviamo il ritmo giusto e riusciamo a navigare quasi sempre a vista, sempre speranzosi in un calo e un cambiamento di
direzione del vento.
Qualche ora di spi l’ottavo giorno ci ridanno gusto alla vela, ma Pickwick rompe il diabolo (snodo fra la barra di congiunzione dei 2 timoni). Manovra di assistenza (ZenZero ha 2 diabolo
di rispetto) e riparazione. Fine dello spi: accidenti il vento è girato!
Seguono due giorni di temporali e la nostra centralina del vento si spegne per sempre, altre volte si era ripresa ma questa volta niente da fare. Ne ho una di rispetto (me l’aveva detto
la Signora Clara della NKE Italia che la centralina era sensibile ai fulmini!) ma non ho intenzione di salire in testa a cambiarla, continueremo con il pilota con solo la modalità
bussola e il Windex.
Procediamo col bordo che ci porta a Nord Est dapprima, quasi in rotta diretta, ma poi sempre più Nord, sempre mure a dritta, per prendere il lembo inferiore di una depressione che
ci annunciano stazionaria e in calo e che potrebbe darci un po’ di vento portante per qualche ora. Siamo preoccupati di non avere abbastanza gasolio per attraversare le piatte
dell’anticiclone che ci aspettano più in là, ogni miglio a vela è un miglio guadagnato!
Purtroppo la meteorologia è una scienza tutt’altro che esatta: la depressione si sposta a sud, e si rinforza. I 25 nodi promessi da ovest si trasformano in un colpo di vento da sud a
40-45 nodi con una punta registrata da Nitro a 48 nodi. Presi dalle riduzioni di velatura e concentrati per non traversare la barca all’onda (mi torna in mente con una certa
preoccupazione il resoconto di Yum, Pogo 8.50 capovolto da un’onda con soli 35 nodi e mai più raddrizzato) perdiamo di vista gli altri, anche loro in modalità “sopravvivenza”. Per ora
l’importante è evitare di cadere da un’onda per salvaguardare l’albero, e soprattutto non traversarsi al mare. Fin quando è possibile risaliamo contro il mare, per avere l’onda al
mascone. Turni ridotti a un’ora in cui si deve stare al timone con concentrazione e forza fisica, bagnati fradici anche all’interno della barca dove l’acqua entra a secchiate.
Ma quando dobbiamo ammainare la randa perché ridotta a 3 mani è ancora troppo, con sola tormentina non possiamo più risalire. La fuga con vento e mare di poppa sembra essere la soluzione
da adottare, ma questo ci farebbe restare più a lungo nella depressione. Tentiamo di affrontare il mare ancora di prua con l’aiuto del motore. Una previsione ci dà un calo stasera,
un’altra domani sera. Non abbiamo abbastanza gasolio per contrastare vento e mare fino a domani sera, e avere riserve per proseguire nelle piatte che ci attendono in seguito, ma per ora
cerchiamo di uscire da questo finimondo, stanotte se non cala vedremo di adottare un’ altra strategia.
E dire che ce la siamo cercata questa depressione!!!!!
La fortuna ci assiste ancora una volta: al calar della notte siamo fuori, ci aspettano ancora groppi, ma niente in confronto alla giornata trascorsa, proseguiamo a velatura ridotta
sino al mattino, in contatto VHF con Nitro che è un po’ più avanti, mentre Pickwick, partito in fuga, si trova molto più a nord e possiamo comunicare solo via email. Tutto bene quel che
finisce bene: Pickwick, oltre ad aver strappato la randa (ma ne ha una di rispetto) scoprirà all’arrivo a Horta di aver rotto una sartia.
Ratafià, col quale siamo sempre in contatto email, è andato parecchio più a nord di noi ed è entrato nella depressione molto più profondamente e a lungo, restando molto invelato. Oltre ad
aver strappato la randa (anche loro!) all’arrivo a Horta troverà la piastra di fissaggio dello strallo in coperta dissaldata con la vetroresina intorno fessurata in modo preoccupante e
due sartie rotte, che costringeranno l’equipaggio al ritorno a casa in aereo.
Ritroviamo Nitro la sera successiva, dopo un altro giorno di bolina durante il quale siamo un po’ riluttanti a rimettere troppa tela. Controlliamo il livello del gasolio: ne abbiamo
consumato sinora 50 l, ce ne restano 70, quasi 250 miglia se procediamo a giri bassi (1'400 g/m ad una velocità di 3-3,5 nodi). Nitro ne ha meno di 50 l, ma finché stiamo
insieme possiamo aiutarci. Pickwick rinuncia al ricongiungimento, dovrebbe tornare a sud, e se il vento gira come previsto significherebbe un ritorno indietro.
Un altro giorno di bolina, calmo e soleggiato fa tornare il sorriso sui visi un po’ stanchi, si riesce quasi a far asciugare i vestiti, ma per rimettere la barca in uno stato decoroso
dovremo aspettare ancor qualche giorno. Poi spi, finalmente! Senza gli strumenti del vento di notte non è semplicissimo tenere lo spi, evitare straorzate e a volte qualche strambata
indesiderata (il freno di boma si rivela indispensabile per evitare danni!). La notte è senza luna ormai, del resto il cielo è coperto, e si fanno alcuni turni in due, con Dario che
tiene una luce puntata sul Windex e Giorgio concentratissimo al timone.
Poi il vento cala, per due tre giorni alterniamo spi e motore, avanzando ad una desolante velocità fra i 2 e i 4 nodi, e mai in rotta su Horta quando avanziamo a vela.
Spuntano impazienza e noia, la Settimana Enigmistica di Giorgio, risolta in gruppo, è ormai consunta da tempo, a furia di dormire neppure più Dario ha sonno: inutile tentare di
ingannare il tempo dormendo, la pesca non dà nessun risultato, non possiamo neppure consolarci mangiando bene…
Per risparmiare gasolio tentiamo di rimorchiare Nitro, ma a conti fatti il rimorchiatore consuma più del doppio che se fosse da solo, rinunciamo e ritentiamo lo spi ma il seguire
ogni minimo refolo di vento con lo spi è estenuante, sotto il sole che di giorno è ancora molto caldo, mentre di notte è impensabile e dobbiamo affidarci per forza a mister Volvo Penta.
A 300 miglia dall’arrivo iniziamo a vedere altre barche, alcune ben rifornite di gasolio ci sorpassano a gran velocità, altre arrancano come noi, tutte dirette a Horta. Una chiamata sul
VHF di Mirna (Elan 40 Danese) chiede gasolio a tutte le barche di passaggio. La solidarietà in mare è uno dei principi base: abbiamo gasolio, poco, ma possiamo sacrificare la nostra
riserva “speciale”, quella per il caso estremo di piatta fino all’arrivo. 7 litri, non sono molti per loro, sono oltre 25 miglia per noi, e valgono oro qui a 250 miglia dal primo
benzinaio. Ci danno in cambio 6 birre di pessima marca e per di più calde (pur avendoci promesso rum)…. Il prezzo del gasolio dev’essere crollato durante la nostra assenza dal mondo
civile! Scopriremo poi che Mirna è stata rifornita da molte altre barche, pensiamo siano partiti senza gasolio, loro che avrebbero spazio per stivarne ettolitri, contando sul buon cuore
degli altri, e questa mancanza di previdenza o eccesso di parsimonia ci fa un po’ rabbia. Dario è disperato, aveva sperato Mirna avesse qualche sigaretta, le sue sono finite…ma i danesi
sono salutisti e la risposta è negativa….. Si organizzerà per chiamare un catamarano di passaggio per farsi dare 2 pacchetti contro una bottiglia di vino.
Ma la piatta ha anche i suoi lati positivi: oltre a riposarci ed ad asciugarci, ci concediamo un bagno in pieno Atlantico, con l’acqua a 17 gradi e 3'000 metri sotto…. era necessario
lavarci un po’…. Vediamo anche delle balene, 3 molto vicine, una delle quali ha girato intorno alla barca curiosa diverse volte, una addirittura a pochissimi metri dalla
nostra falchetta (Dario e Giorgio giurano che fosse a 3 metri!). Anche i delfini non mancano: se finora ne avevamo visti pochissimi, ora si accalcano a decine davanti alla nostra prua: è
sempre uno spettacolo grandioso!
Purtroppo anche i vari rifiuti della nostra civiltà sono sempre più frequenti, il mare è costellato di oggetti galleggianti di ogni tipo: reti, grovigli di cime, parabordi, bottiglie e
bidoni sono i più frequenti, ma abbiamo visto anche un tubo catodico…. L’altra notte Nitro ha incocciato in un oggetto non identificato. Dapprima ha pensato fosse una tartaruga. Danni
all’interno non ne ha visti, ma poi a Horta scendendo in acqua per controllare, ha trovato la pinna della chiglia letteralmente scoppiata (solo il rivestimento fortunatamente) e ha dovuto
alare la barca per riparare, dovendo rimandare la partenza per la Francia di un paio di giorni.
L’ultimo giorno Eolo ci fa un regalo, un bel venticello via via più sostenuto ci dà l’ultima spinta per arrivare a Horta (ovviamente di bolina!). Sin dall’alba scrutiamo l’orizzonte per
vedere Pico, ma niente da fare! Il cielo è coperto, la visibilità è ridotta e vedremo le luci di Horta quando saremo ormai a ridosso dell’isola di Faial.
Alle 3 del mattino del 27 maggio ormeggiamo, accoppiati a Nitro in quarta fila, su una banchina affollatissima di barche: finché non passeranno le depressioni attese per i prossimi
giorni, nessuno si muoverà, mentre continuano ad arrivare barche nuove. ZenZero dovrà aspettare una settimana per avere un posto al pontile, dove resterà fino a fine luglio.
Seguono alcuni giorni di “decompressione”, le visite al Peter’s Café Sport non si contano, i ristorantini per compensare subito la perdita di peso dell’equipaggio neppure, ma sono
soprattutto gli innumerevoli incontri con navigatori di ogni tipo, ognuno con la sua barca, la sua storia, il suo progetto che rendono questo luogo magico. Si reincontrano visi
conosciuti, barche già viste, amici di amici (il mondo è proprio piccolo!), si stringe amicizia con nuovi personaggi, si condividono esperienze e racconti: il popolo del mare è qui, che
condivide la stessa passione, lo stesso amore, la stessa vita.
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