1a tappa Transquadra - vari e bilanci

Mardi 16 septembre 2008

Il tempo passa velocemente: è ormai ora di terminare i bilanci della prima tappa per dedicarmi seriamente alla preparazione della seconda...

A tutto quanto scritto in precedenza non ho molto da aggiungere dal punto di vista tecnico, ma mi preme concludere questo resoconto con un accenno all'ambiente della Transquadra, aspetto a cui ho già alluso qua e là in precedenza, e qualche annotazione più personale sull'esperienza della navigazione in solitario.

 

La regata - impressioni

La Transquadra è una regata transoceanica in due tappe (St Nazaire - Madeira e Madeira - Martinica) aperta a barche monoscafo di serie di lunghezza f.t fra gli 8.50 m e i 15 m, e a partecipanti, in solitario o in doppio, non professionisti della vela, di oltre 40 anni di età.
Questa selezione dei partecipanti offre la possibilità a molte persone di concretizzare un sogno che difficilmente potrebbero realizzare altrimenti, avendo fatto scelte di vita diverse da quelle dei navigatori professionisti, ed esclude, per questioni di età, i cosidetti "giovani lupi" alla ricerca del risultato per farsi un nome e scovare sponsor in vista di una carriera, velisti che peraltro hanno mille altre possibilità di emergere partecipando a regate più note, che non mancano certo nel paesaggio francese ed inglese.

Non è sempre facile gestire la preparazione e la partecipazione alla Transquadra, considerando che per un periodo di due o tre anni si deve giostrare fra attività professionale e impegni familiari dedicandosi completamente (tempo libero e budget) a questa manifestazione. L'alto numero di rinunce parla chiaro: 120 posti a disposizione tutti presi d'assalto 2 anni prima della partenza nel giro di 48 ore dall'apertura delle iscrizioni, oltre 50 equipaggi in lista d'attesa, e alla partenza ...103 barche presenti.

I partenti sono quindi molto motivati, ma generalmente anche molto rilassati. Nessuno deve dimostrare nulla, se non a se stesso (ad una certa età i "risultati" di classifica non hanno più molta importanza per la maggioranza delle persone...) e l'ambiente  della regata è molto amichevole, solidale e con poche eccezioni esente da "furbetti" che giocano sul filo dell'onestà per ottenere migliori piazzamenti, o che proprio dilettanti non sono... (ma sembra che avere fra gli iscritti alcuni campioncini a vari livelli, nazionali o olimpionici, ex partecipanti a Figarò, veterani della Minitransat o di altre Vendée Globe dia lustro alla manifestazione, ciò che favorirebbe una certa elasticità  del concetto di non-professionista).

Ho anche apprezzato molto il fatto che gli organizzatori sono tutti volontari: le "Chemises rouges" così chiamati per la divisa che portano, lo fanno per passione al di fuori dalla loro attività professionale, nel loro tempo libero. Malgrado questo l'organizzazione è perfetta, funziona senza una grinza, senza un intoppo, il tutto in un clima di amicizia, collaborazione e festa.

Bravi! A loro giunga il mio sentito ringraziamento, e l'augurio di continuare così!
  

La navigazione in solitario

Poco prima di partire sono andata al cinema (a Camaret) per vedere il magnifico film su Tabarly uscito per l'anniversario dei 10 anni della sua scomparsa. Egli non era principalmente un navigatore solitario, ma è ricordato frequentemente dal grande pubblico più come solitario che per altre sue imprese.

Il personaggio era conosciuto per la sua poca loquacità, specialmente coi giornalisti, ed è emblematica la risposta ad una domanda che gli viene posta ad un certo momento del film, durante un'intervista, a questo proposito:
- I giornalisti - diceva- spesso non si preparano ad un'intervista, a volte non sanno nulla o molto poco di vela, di mare o di navigazione, e pongono domande fuori luogo o non interessanti alle quali non vi è risposta: Cosa dovrei rispondere alla domanda: "A cosa pensava durante la sua navigazione in solitario?" Durante le regate in solitario pensavo alla regata, a cos'altro avrei dovuto pensare?-

Mi sovvengo di questo aneddoto ora che mi appresto a scrivere qualcosa di meno tecnico: cosa potrei raccontare del vissuto personale della navigazione in solitario? Quali pensieri ed emozioni mi hanno accompagnato, cosa ne ho tratto dal punto di vista "umano"? Non è semplice esprimere i sentimenti provati, fanno parte di qualcosa che difficilmente riesco a condividere.
Schivare la domanda come faceva Tabarly ? Con la mia piccola e modesta esperienza non sono sicuramente in posizione di potermi permettere un plagio di questa portata... sarebbe immodestia fuori luogo.

Potrei raccontare l'attesa, la gioia, la rabbia, l'esaltazione, la delusione, l'abbattimento, la soddisfazione,.... mai la noia (non c'è tempo), la conversazione con la barca,  il vento ed il mare, la rara poesia di un tramonto, la fatica, a volte la lotta, per far fronte al cattivo tempo, il piacere di ricevere un messaggio di sostegno inviato da uno sconoscito o la commozione di leggere un email di un amico, l'adrenalina che sale insieme al vento, l'emozione dell'arrivo: tutte banalità... (forse)

Il sentimento predominante, che tutt'ora persiste anche a distanza di tempo, è la calma: La calma di non doversi preoccupare degli altri (membri d'equipaggio), del loro benessere, dei loro stati d'animo, di non dover sostenere conversazioni spesso oziose o vuote, la calma di poter fare quello che devo fare senza discutere con quanti sanno tutto meglio, la calma di poter avanzare al mio ritmo, dormire quando ne ho bisogno, mangiare quando ne ho voglia, la calma di accendere la musica quando mi va o, più spesso, di ascoltare il rumoroso silenzio del mare, la calma data dalla certezza di aver fatto tutto il possibile per essere qui e ora, con la tranquillità che  una accurata preparazione conferisce, con la certezza della barca su cui so di poter contare, la calma, soprattutto, di non dover pensare a null'altro che a ZenZero ed al suo avanzamento.

All'arrivo ho avuto un attimo di smarrimento: è già finita? Stavo tanto bene là fuori!

La folla, gli amici, il telefono, i messaggi sms e email, le feste organizzate, gli impegni...... mi sono sentita oppressa, aggredita, annientata dalla troppa gente, dalle domande, dalla pressione, dal rumore disordinato senza relazione con l'andamento del mare o della forza del vento, dalla vacuità delle preoccupazioni "terrestri", dall'inutile e assordante musica di fondo omnipresente, dal chiacchiericcio...

volevano unicamente esprimermi affetto, ma erano troppi!

Per fortuna ripartirò presto....





Par Cristina
Recommander
Lundi 15 septembre 2008

Uno degli aspetti particolari della navigazione in solitario, forse l'unica vera differenza tecnica con la navigazione in equipaggio, è la gestione delle proprie energie, in particolare del sonno.

Prima di affrontare dal vivo la navigazione in solitario era l'aspetto che maggiormente temevo: sarei riuscita a star sveglia quando necessario, a dormire a comando, a svegliarmi in tempo, a non soffrire di privazione di sonno, situazione notoriamente pericolosa in cui attenzione, concentrazione e capacità decisionali vengono meno?

Per prepararmi mi sono documentata molto, sia sui libri che sul web: esperienze di navigatori solitari e consigli di specialisti del sonno, ho chiesto anche informazioni a chi aveva già fatto quest'esperienza e mi sono allenata a schiacciare sonnellini durante la giornata sperimentando la durata ottimale della pennichella per non risvegliarmi "intontita".

Sono giunta alla conclusione che pisolini di mezz'ora sono quanto di più idoneo ci sia per il mio ritmo, periodo che si adatta anche alla durata ragionevole di navigazione senza rischio di collisione (Attenzione: questo non vale per il Mediterraneo, troppo affollato!) Mezz'ore di sonno distribuite sulle 24 ore permettono un recupero psico-fisico sufficiente su un periodo anche abbastanza lungo (diverse settimane o mesi).

Questo ritmo di riposo non può durare in eterno, poiché, per esempio, non permette l'attività onirica, e alla lunga l'essere umano ne risente.

La prima esperienza di sole 48 ore (partecipazione alla GascoPogo nel Golfo di Guascogna in maggio 2008), mi ha confermato in parte l'idoneità di questi sonnellini distribuiti sull'arco della giornata.
Mi sono però accorta che non bastava: durante la seconda notte della GascoPogo, sotto spi, non avendo neppure sentito la sveglia dopo i canonici 30 minuti, mi sono risvegliata molto fresca ma un po' spaventata per la presenza di 4 pescherecci molto vicini a me, dopo circa 3 ore di sonno ristoratore.
Ne ho avuto la conferma anche durante gli 11 giorni della prima tappa: mi è necessario dormire una volta per notte (normalmente fra le 2 e le 5) almeno per due ore di fila, eventualmente interrotte per pochi minuti alfine di effettuare un controllo dell'orizzionte. Pur se per una notte posso saltare questo periodo più lungo, nella successiva non c'è verso di rinunciarvi.

Durante la prima traversata della Transquadra ho avuto durate di riposo molto variabili: i primi giorni, forse per l'ansia della nuova esperienza, per il cattivo tempo, il freddo e l'umido, ho dormito relativamente poco, circa 3 ore sull'arco di 24, senza peraltro soffrire di stanchezza, mancanza di energia o allucinazioni.
Poi, migliorando il tempo e prendendo meglio il ritmo, ho dormito in media 6 ore su 24, mantenendo il ritmo approssimativo di mezz'ora ogni 3 ore, e con un periodo di due ore nelle ore "critiche". In certi giorni più tranquilli ho dormito anche di più, a volte forzandomi a farlo, soprattutto verso la fine quando sentivo l'odore dell'arrivo e l'adrenalina del caso mi spingeva a non dormire "tanto arrivo presto e dormirò dopo", mentre in altre giornate in cui era necessaria maggior presenza o per l'avanzamento della barca o perché c'era traffico sul mare, sono riuscita senza problemi dimezzare i periodi di riposo.

Probabilmente sono fortunata e ho molta facilità a dormire "a comando", mi addormento in pochi secondi, mi risveglio senza traumi e non necessito di molte ore di sonno.

Credo però che siano fondamentali alcuni punti per poter gestire il sonno in maniera ottimale:

Prima di partire (si può fare a casa):

  • Conoscere il proprio ritmo di sonno, la propria durata ottimale della siesta, le proprie ore critiche i cui si "deve" dormire per assicurare un recupero sufficiente. 
  • Imparare a riconoscere i primi sintomi di stanchezza. 
  • Abituarsi a svegliarsi spontaneamente (senza sveglia). 
  • Allenarsi ad addormentarsi immediatamente: aiutano molto in questo senso training autogeno e yoga, nonché la ricerca di una "routine" ed una posizione corporea che favoriscano il sonno (ognuno ha la propria).
    La routine o rito che dir si voglia, è importante, e ognuno di noi, inconsciamente, la svolge anche a casa propria. C'è chi fa il giro delle porte e delle finestre per verificare siano chiuse, chi si lava i piedi, chi legge due pagine di un libro o chi dice le preghiere: questi "riti" tranquillizzanti ci predispongono ad affrontare il riposo con la mente libera.
    In barca il rito, per me, consiste nel fare il giro della coperta per verificare che ogni cosa sia a posto, e ad effettuare un controllo dell'orizzonte sia visivo che con il radar per appurare non vi sia nessuno che possa incrociare la mia rotta. In tal modo mi preparo al sonno con la mente calma e sono tranquilla di aver fatto tutto il possibile per la mia incolumità. 
  • Mantenersi in buona forma fisica e mentale (assenza di ansia, paure, nervosismo)


In navigazione:

  • Partire riposati: più facile a dirsi che a fare....
  • Dormire non appena si avvertono i primi sintomi di stanchezza e quanto più spesso possibile, anche in vicinanza dell'arrivo (non si contano gli incidenti avvenuti proprio sulla linea di arrivo o subito dopo il traguardo, quando navigatori stravolti dal sonno, calata l'adrenalina della gara, si sono addormentati andando a scogli..).
  • Mantenere, quando possibile, una certa regolarità e disciplina nell'organizzazione dei periodi di sonno (sempre alle stesse ore).
  • Preparasi al riposo mettendosi comodi: levare la cerata, indossare vestiti asciutti, usare cuscino e coperta, trovare una posizione confortevole
  • Riposarsi molto (anche non dormendo), stendendosi in quadrato o comunque stando sottocoperta quando non è indispensabile la presenza in coperta.
  • Risparmiare le energie, proteggersi dal sole, dall'acqua e dal freddo, evitare manovre inutili (levare una mano per 10 minuti di maggior velocità per poi doverla riprendere immediatamente).
  • Alimentarsi correttamente e né troppo né troppo poco (la fame mantiene svegli...), bere molta acqua. Certi alimenti favoriscono il sonno (carboidrati per esempio) e vanno assunti preferibilmente prima di dormire, altri invece favoriscono lo stato di veglia (proteine, vitamine) ed è meglio mangiarli appena svegli. Evitare caffeina e alcol che disturbano i ritmi naturali del sonno.

Evidentemente non è sempre possibile applicare queste regole: dormire quando si sentono i primi sintomi del sonno non si concilia necessariamente con un buon avanzamento della barca (sotto spi con planate fino a 13 nodi l'interno della barca, che sembra maggiormente una lavatrice che non una stanza da letto, non offre l'ambiente più idoneo al riposo, l'avvistamento di una nave all'orizzonte impone di rimandare le siesta, una zona di groppi richiede vigilanza continua, ecc), e neppure corrisponde ad una tabella di orari prestabiliti, regolari e disciplinati. Levare la cerata e mettersi comodi sono a volte un "optional": spesso, soprattutto i primi giorni, ho dovuto scegliere fra questa regola che mi imponeva di reindossare la cerata fradicia e fredda al risveglio o dormire con cerata e giubbotto bagnati per mantenerli "caldi" ed evitare lo sconforto del re-indossamento e ho scelto la seconda, a volte per essere pronti alla manovra in pochi secondi non ci si puo' concedere neppure di levare gli occhiali, oppure si deve dormire in pozzetto o seduti sulla scaletta, e via dicendo. E' perciò opportuno giocare d'anticipo e accumulare riserve di sonno in ogni momento utile.

Inoltre  alcuni di questi punti sono controproducenti in vista di un buon risultato di classifica: chi è alla ricerca del podio o del record non può permettersi il lusso di riposarsi quanto più possibile, restare sottocoperta o evitare manovre che danno vantaggio solo per pochi minuti....
A me, come spesso ripetuto, interessa maggiormente la sicurezza che la classifica....



All'arrivo a Funchal non ero particolarmente stanca. Dopo 11 giorni di navigazione, una volta arrivata in porto, ormeggiata la barca e pranzato con gli amici, ho fatto la mia normale siesta di mezz'ora, e non ho avuto nessun problema a festeggiare fino a tarda ora quella sera, e neppure a riprendere un ritmo "normale" di sonno.

Ho riscontrato invece qualche piccola difficoltà nella traversata di rientro da Madeira a Cadice in equipaggio. Il ritmo dei turni non corrispondeva ai miei ritmi di sonno, ormai collaudati, per cui la navigazione in equipaggio si è rivelata più stancante che non quella in solitario.....

Ultima piccola nota per chi segue il blog in modo continuo: notizie della mia sveglia 120 dB?
Non l'ho mai usata! Dopo un po' ci si sveglia automaticamente dopo i famosi 30 minuti....

Par Cristina
Recommander
Dimanche 14 septembre 2008

Mi ero preparata i miei menu giornalieri degni di una dietista: le porzioni già suddivise, la bresaola sottovuoto, la pasta ed il riso nei contenitori stagni, tutto ben equilibrato : proteine-carboidrati-fibre-vitamine, almeno un pasto caldo al giorno, minestrine per le notti fredde, uova già sode per risparmiare acqua, gas e tempo e per conservarle piu' a lungo, la frutta e la verdura stivate in modo da lasciarle arieggiate, qualche biscotto non troppo a portata di mano per evitare tentazioni......


Ho cucinato 3 volte (tre... su 11 giorni), per il resto: panini e spuntini solo secondo la voglia o il tempo a disposizione.

Un disastro dietologico... che però ha dato i suoi frutti: sono dimagrita 6 kg! - già ripresi nel frattempo :-(

L'alimentazione è stato sicuramente il punto più scadente di tutta la prima tappa: i primi giorni non avevo né tempo né voglia né tantomeno possibilità logistica di cucinare, dopo Finisterre la barca si è certamente stabilizzata, ma la voglia di mettermi ai fornelli non è tornata.

Tuttavia anche se non l'ho rispettato molto, l'ordine dei menu giornalieri preparato prima della partenza si dev'essere iscritto da qualche parte nel mio subconscio, e le proporzioni di ogni elemento della piramide alimentare sono state più o meno rispettate.

Frutta e verdure crude durevoli (quali carote, pomodori non troppo maturi, verza) in abbondanza, carne (bresaola) alternata a pesce (ottimo tonno in scatola bretone), pasta , miglio e pane (pan carré scuro con cerali vari), yogurt, molte minestrine, qualche barretta energetica (neppure tante), molta frutta secca, succhi di frutta, tè e molta, moltissima acqua. Niente vino, birra, alcolici e caffè per non disturbare i ritmi del sonno (in un senso o nell'altro).
Questi gli ingredienti, e tutto sommato è andata abbastanza bene, tranne la bresaola, che dopo qualche giorno diventa acida e insopportabile.

Malgrado la durata della traversata ben più lunga del previsto, all'arrivo avevo ancora cibo fresco per almeno 3 giorni, acqua per 6, oltre a 20 l nelle taniche, mentre alimenti conservati ne ho ancora fino alla Martinica, e le lattine che avevo preso "nel caso avessi avuto bisogno di caffeina per tenermi sveglia" così come i pasti pronti liofilizzati sono arrivati intonsi a Funchal.

Per la prossima tappa, più lunga e con temperature più elevate nella seconda parte del percorso (minor possibilità di conservazione degli alimenti freschi) dovrò probabilmente prevedere una cambusa un po' diversa, in ogni caso rinuncerò alla bresaola a favore della carne secca, ma sostanzialmente la lista della spesa sarà la stessa, con proporzioni più a favore di alimenti che si conservano senza problemi anche al caldo.



Un breve cenno, anzi un elogio, pur se non l'ho usata molto questa volta, va fatto alla pentola a pressione: utensile indispensabile in barca per la velocità di cottura (tempo, acqua e gas risparmiati, oltre ad un minor pericolo di ustione rispetto ad una pentola aperta). Ci si può cucinare tutto, dalla pasta al riso alle verdure, ma anche il pesce in cartoccio (quando si pesca). E' l'unica pentola che ho a bordo (oltre al bollitore per l'acqua del te)

Par Cristina
Recommander
Samedi 13 septembre 2008

Come esposto nei calcoli energetici preventivi e relative considerazioni, quale generatore primario di energia su ZenZero è stata scelta una pila al combustibile (metanolo) Max Power MFC 140.

L'esperienza della prima tappa della Transquadra ha confermato la bontà di questa scelta: le condizioni meteo incontrate nei primi giorni - cielo coperto e molto mare - ed in seguito venti leggerissimi a tratti inesistenti, avrebbero infatti reso difficile una produzione di energia sufficiente con altri sistemi presi in considerazione in fase di studio : pannelli solari e generatore a trascinamento non sarebbero stati utilizzabili al meglio (o del tutto...) in quelle condizioni!


La produzione di energia della Pila al combustibile rilevata dal controllore di bordo è stata costantemente di 5,6-5,7 A (leggermente meno di quanto promesso dalla scheda tecnica del prodotto: 5.8 A).

Durante i primi 2-3 giorni della traversata, per le condizioni meteo che difficilmente permettevano la ricarica delle batterie col motore (causa montaggio non idoneo della vaschetta del liquido di raffreddamento il motore si surriscalda con mure a sinistra) la pila al combustibile ha provveduto praticamente al 100% ai fabbisogni energetici della barca.

I calcoli di consumo si sono quindi avverati un po' più pessimisti della realtà, devo dire che ho usato il radar assai poco e che il PC, durante i primi giorni è vissuto di rendita sulla sua batteria caricata prima di partire.

La notte di cucitura della randa, invece, mi ha costretta ad un uso intensivo e continuo del radar. Il consumo sull'arco delle 24 ore è quindi aumentato parecchio rispetto ai giorni precedenti (benché usassi il radar in modalità risparmio - emissione 2 minuti ogni 10 minuti), ed il motore è stato chiamato più volte a contribuire alla produzione di energia, anche perché le batterie non erano probabilmente più cariche al 100% dopo 3 giorni di uso unicamente della pila al combustibile (purtroppo il controllore delle batterie non segnava la percentuale di carica rimasta, a seguito probabilmente del fulmine del primo giorno).

Dopo quella notte sono rientrata in un ritmo più normale: Pila al combustibile sempre in funzione e motore un'ora al giorno in due fasi di mezz'ora ben distanziate fra di loro per garantire una ricarica più favorevole (la pila al combustibile cessa automaticamente la produzione di energia quando le batterie vengono ricaricate da un'altra fonte o quando sono sufficientemente cariche), per una produzione complessiva stimata di 135 Ah/giorno.

Consumi di 135 Ah/giorno sono inferiori di 20 Ah/giorno rispetto ai calcoli fatti a priori. Questo minor consumo è dato dall'uso del radar, del PC e del pilota automatico per un tempo inferiore al previsto.

Le riserve di metanolo (15 litri) sono durate 10 giorni e 12 ore (consumo giornaliero medio 1,4 l), mentre sono stati utilizzati complessivamente 8 litri di gasolio (consumo medio giornaliero di 0.75 l)


 

Conclusione:

> I calcoli energetici preliminari si sono sostanzialmente confermati in fase di verifica dal vivo, un po' pessimisti sui consumi effettivi e abbastanza precisi sulla produzione di energia dei 2 generatori e loro fabbisogno in combustibile (la produzione nominale della pila al combustibile di 140 Ah/giorno tuttavia non è raggiunta in pieno, si deve contare una produzione massima di 130 Ah/giorno).
   
> La scelta della pila al combustibile, funzionante indipendemente dalle condizioni meteo. si è rivelata adatta alle condizioni meteo incontrate sulla prima tappa.   

> Alla luce delle difficoltà che sto incontrando ora per reperire il metanolo alla Martinica, mi rendo conto che i tempi sono prematuri per questa scelta su larga scala: non esiste ancora una rete mondiale di distribuzione del metanolo adatta ai navigatori transoceanici che prevedono anche il ritorno in Europa senza passare dagli Stati Uniti: dovrò probabilmente partire da Madeira col combustibile anche per il rientro fino alle Azzorre (a Madeira e a Horta è infatti possibile acquistare metanolo). Fortunamente dalla Martinica torneremo in equipaggio e potremo risparmiare molto sui consumi del pilota automatico e del radar.   

> Partirò probabilmente da Madera con 50 litri di metanolo 30 l per la traversata e 20 l per l'emergenza sulla tappa di rientro (in caso di avaria al motore), durante la quale conterò in via primaria sul motore e .... sull'equipaggio per risparmiare sui consumi del pilota..... 20 kg di zavorra a cui avrei volentieri rinunciato in regata... ma che mi daranno maggior sicurezza per la traversata di rientro.

Nota- Esperienze sulle altre barche:

Non molte altre barche erano munite di pila al combustibile, ma l'uso di questo generatore sta prendendo piede adagio adagio e alla Transquadra vi sono poco meno di 10 barche, a mia conoscenza, che hanno optato per questo sistema. La maggioranza degli utilizzatori di metanolo si sono dichiarati soddisfatti, non solo alla Transquadra, ma anche su altre regate quali l'ARC o la mini-transat

Bertrand, invece, su Zinzolin Pogo 8.50  ha riscontrato seri problemi di carica, la sua pila al combustibile (di marca diversa)  non ha mai funzionato correttamente sin dalla partenza, non si capisce bene perché. Come per ogni altra cosa è vitale controllare tutto prima della partenza, meglio due volte che una sola, ciò che peraltro non garantisce il corretto e continuo funzionamento delle attrezzature sull'arco di tutta la traversata (per questo sono partita da Saint Nazaire con sufficiente combustibile per coprire i fabbisogni energetici minimi sia con solo metanolo sia con solo gasolio). 
Par Cristina
Recommander
Vendredi 12 septembre 2008

Le vele per ZenZero sono state scelte seguendo innazi tutto i consigli del velaio, in seguito rispettando le limitazioni e gli obblighi  posti dal regolamento di regata della Transquadra, dai regolamenti ISAF e dalle stazze IRC e  monotipo Pogo 8.50.
Quest'ultima non è obbligatoria per la Transquadra, ma ne ho tenuto conto per poter partecipare alle regate di soli Pogo (quali la GascoPogo, fatta in maggio 2008 e la Atlantic Pogo prevista in agosto 2008).

Il guardaroba consiste in due giochi di vele: crociera e regata, per quanto riguarda vele di prua inferite e randa, mentre gli spi sono 4 (2 simmetrici e 2 asimmetrici) usati indifferentemente in regata o in crociera, ma per la Transquadra ne ho dovuto lasciare a casa uno, essendone ammessi solo 3.

Genova e randa da crociera in Dacron con ferzi orizzontali sono senza storia particolare, tranne una debolezza intorno agli occhielli dei grilli  dei canestrelli della randa, che a mano a mano hanno dovuto essere ricuciti tutti sostituendo pure  i grilli di plastica con degli elastici.


Vele utilizzate per la Transquadra

> Randa : 24.6mq - Dacron HP Square pentex - 280 g - ferzi orizzontali -  3 mani di terzaroli - base inferita - canestrelli

> Genova avvolgibile - 28.5 mq - Mylar 260 g - triradiale

> Fiocco : 10.6 mq  - Dacron - 280 g - ferzi orizzontali

> Tormentina: 5 mq - 340 g - ferzi orizzontali - polyester arancione fluorescente TMT - ferzi orizzontali (obbligatoria, mai usata)

> Spi leggero simmetrico : triradiale - 72 mq - grammatura 45

> Spi pesante simmetrico : triradiale - 63.2 mq - grammatura 65

> Spi pesante asimmetrico : triradiale - 63.2 mq - grammatura 65

Nota: le vele non possono essere cambiate fra una tappa e l'altra della Transquadra

Randa

Forma
Secondo il regolamento di monotipia Pogo 8.50 è obbligatoria la randa triangolare e senza stecche forzate, mentre la scelta del tessuto è libera.

Sempre più si vedono rande a testa quadra (square head main sails) full batten, anche sui Pogo, ma ho preferito rinunciarvi, perché il progetto del Pogo non è nato per questo tipo di randa, e vi sono troppi difetti a mio avviso nella soluzione studiata per adattare la barca a questa forma di vela. Queste rande hanno maggior superficie, in particolare in alto, e danno senz'altro un vantaggio con poco vento, ma l'installazione di un doppio patarazzo, e la minor stabilità dell'attrezzatura con forte vento e in caso di strambata intempestiva, mi lasciano dubbiosa su questa scelta per i Pogo.

Nota: Nessun Pogo aveva un vela square head per la Transquadra.


Tessuto
Il buon vecchio Dacron è forse meno performante e più pesante rispetto ai vari tessuti esotici che vengono proposti per vele da regata, ma è sicuramente più duraturo, ciò che su una traversata atlantica (e ritorno) è fondamentale, e soprattutto si può ricucire, contrariamente ad altri tessuti.

Diverse barche hanno abbandonato la prima tappa della Transquadra per la rottura della randa: impossibilità di ricucire? incapacità? mancanza di motivazione o di materiale adatto? Non lo so, ma ZenZero se l'è cavata con 1 giorno perso, 12 ore di cucito e qualche danno alle mani, ma ce l'ha fatta senza aiuto esterno, per cui la scelta del Dacron è stata quella giusta.


Dettagli
Come sulla randa da crociera, gli occhielli dei canestrelli hanno cominciato a strapparsi abbastanza presto.

E' fondamentale sostituire i grilli di plastica con elastici che assorbono meglio gli sforzi, ammortizzandoli e evitando lo strappo del tessuto.
Li avevo sostituiti in parte prima della partenza, purtroppo ho seguito il consiglio del velaio che mi ha assicurato che in alto (sopra la 3° mano) non erano necessari. Invece proprio lì sono indispensabili! Come è indispensabile che gli occhielli siano cuciti e non semplicemente inseriti a pressione. (Devo imparare ad avere piû fiducia nelle mie idee, e a non ascoltare troppo gli altri...)

Malgrado il punto debole degli occhielli (risolvibile con la cucitura) è preferibile una randa con  i canestrelli anziché un gratile inferito: in caso di strappo se la randa è inferita ben difficilmente si può riparare senza aggiungere uno spessore che impedirebbe lo scorrimento nella canalina.

Dall'inizio avrei voluto una randa con base a bordo libero, ma ci dev'essere stato un malinteso con il  velaio che me ne ha fornita una (due) inferita nel boma. Il boma libero facilita le manovre di emergenza: con uno stroppo intorno al boma si risolvono molti problemi, e in ogni caso la randa si regola meglio.

L'avaria subita alla randa mi ha costretta a tagliare la base della randa per poterla disarmare, mio malgrado mi sono ritrovata ad avere la randa che avevo sempre sognato ;-)
Ora ho chiesto al velaio di Funchal di riparare la randa lasciando la base non inferita: in fondo non tutti i mali vengono per nuocere!

Genova

La scelta di un Genova avvolgibile è stata dettata dal programma di navigazione in solitario. Non me ne sono mai pentita! Ma non navigo mai con il Genova arrotolato, per il cattivo rendimento della vela e per non rovinarla; preferisco ridurre la randa e, quando necessario (oltre i 25 nodi), passare direttamente al fiocco.

Tutto sommato credo che la scelta del Genova non sia stata delle migliori, molte altre barche partecipanti alla Transquadra hanno un Solent, più piccolo, quindi con un rating migliore, più performante di bolina con vento sostenuto, e, poiché il Genova con vento portante non si usa (molto), più adatto al programma, che non prevede molte vie di mezzo fra bolina e gran lasco.

Fiocco e tormentina

Ambedue sono obbligatori per regolamento ISAF, con superficie massima imposta.

Il fiocco, armato sullo stralletto quale trinchetta, è sufficientemente grande per assicurare una bolina accettabile oltre i 25 nodi.

La tormentina non l'ho mai utilizzata.

Spi

Purtroppo per rispettare il bando di regata ho dovuto lasciare a casa uno spi, ed ho rinuciato al gennaker leggero (quello giallo-grigio nella foto a lato), considerando che, soprattutto nella seconda tappa, dovremmo avere  molto più frequentemente vento di gran lasco - poppa che non di traverso-lasco, per cui lo spi simmetrico sarà più adatto ( da 100° a 180° di vento apparente) che non l'assimetrico (da 80° a 120°), e che fra i due gennaker a disposizione quello piccolo, che ho scelto, è più maneggevole, e maggiormente utilizzabile con vento fino a 30 nodi.

La scelta, per quanto riguarda la prima tappa, non è stata delle migliori, infatti quando il bordo avrebbe permesso l'uso del gennaker c'è sempre stato pochissimo vento.....

Il gennaker richiede l'uso del bompresso, attrezzatura che penalizza molto il coefficiente di stazza IRC. Poiché avevo deciso di mantenere il bompresso e pagare in coefficiente IRC, avrei fatto meglio a sfruttarlo maggiormente con un gennaker più grande, pur se probabilmente non avrebbe influito granché sul risultato, ma sicuramente avrei sofferto meno nelle piatte.


Calza

L'uso della calza su una barca piccola non è molto diffuso. Innanzi tutto perché non è indispensabile, neppure in solitario, in seguito perché vi sono effettivi problemi in strambata, infine perché normalmente si manovra la calza da una posizione davanti all'albero, sbilanciando inopportunamente la barca. Il trucco per aprire o chiudere la calza dalla mia posizione di manovra (sulla scaletta per evitare un assetto sconveniente della barca, ed essere a portata di winch, stopper e quant'altro) sta nel rinviare la cimetta del va e vieni della calza dalle lande delle sartie al pozzetto con una pastecca.

In quanto alla strambata, ho deciso, per sicurezza, di non farla al largo in solitario, se non in condizioni particolarmente leggere: preferisco ammainare e rialzare lo spi, cambiando anche la drizza, e, con la calza la manovra dura davvero pochissimi minuti.

Ne approfitto così per controllare lo stato di drizza, bracci e penna: su una traversata atlantica non si eseguono virate di poppa ogni quarto d'ora... ma ad un ritmo che ben si concilia con la necessità dei controlli dell'usura delle attrezzature.

Ho deciso di dotare i due spi simmetrici di una calza, un po' a malincuore perché poco elegante (pur se le ha inventate Tabarly...), ma abbastanza convinta per la semplicità e velocità di manovra ed il ridotto rischio di caramelle o spi in acqua in fase di ammainata, e soprattutto in previsione della seconda tappa.

Infatti dovremo attraversare zone di groppi, a volte violenti, in cui il vento aumenta repentinamente, per poi calare pochi minuti dopo non appena il groppo è passato; giorni interi in cui si deve essere pronti ad ammainare immediatamente lo spi, per rialzarlo quasi subito. Immagino che il primo giorno, presi dall'entusiasmo, si ammaina e rialza lo spi anche 20 volte di seguito, il secondo giorno si comincia ad avere un po' di crampi e si riduce il ritmo, il terzo giorno si mette il Genova tangonato e si va sotto a dormire... con la calza posso sperare di essere maggiormente motivata a manovrare lo spi anche per più giorni di seguito....

Una calza l'avevo presa in Francia del mio velaio, e si è rivelata inadeguata: la cimetta del circuito, oltre ad essere troppo corta per manovrare la calza dalla mia posizione sulla scaletta, si aggroviglia formando volte che ne impediscono lo scorrimento. Ho eliminato la calza al primo tentativo (le prove prima della partenza erano andate bene ma c'era nettamente meno vento).

L'altra l'ho ordinata negli USA (ATN), ed è meravigliosamente efficace. La cimetta è morbida e lunga a sufficienza per armarla come desidero. Per la seconda tappa ho ordinato al velaio di Funchal di sostituire la cimetta della calza francese prendendo esempio da quella americana, dovrebbero risolversi i problemi.

 

Nota1: la stazza Pogo 8.50 per le regate in monotipo richiede di scegliere fra spi simmetrici e spi asimmetrici, per un massimo di 3.

Nota 2: alcuni Pogo hanno tagliato il bompresso a lunghezza pari a quella del tangone (conta la sporgenza dal dritto di prua) per non essere penalizzati in coefficiente IRC.

Nota 3: diversi partecipanti alla Transquadra, pur se non la maggioranza, hanno calze per gli spi, anche equipaggi in doppio. 







Par Cristina
Recommander
Jeudi 11 septembre 2008

La navigazione a vela sta diventando vieppiù una faccenda di elettronica. Strumenti sempre più complessi, via via più interfacciati fra di loro, ogni giorno maggiormente incomprensibili ai profani, continuamente più voraci di energia, e non da ultimo, parecchio costosi, stanno prendendo piede anche sulle unità più piccole.

Devo ammettere che questo aspetto della navigazione è quello in cui maggiormente ho imparato durante la preprazione alla Transquadra. Ero praticamente digiuna di ogni esperienza e poco propensa a riempire la barca di tecnologia dalla quale diffidavo (e ancora diffido).

Si può essere entusiasti (e lo sono diventata) di questi aiuti, che facilitano la vita, soprattutto in solitario, ma a mio avviso è importante non perdere di vista la loro precarietà: l'ambiente marino, l'umidità, il salino, la difficoltà, se non l'impossibilità di risolvere un guasto, dovrebbero indurci a non perdere il cosiddetto "senso marino", la capacità di risolvere le situazioni anche a "mani nude" o a "secco di strumenti" che dir si voglia. Per questo presto la massima attenzione, quando possibile, ad avere fonti di informazione diverse e non collegate fra di loro, oppure ad avere soluzioni alternative di rispetto per ogni strumento o apparecchiatura.
 

Centrale NKE e Autopilota (Gyropilota)

Se non ci fosse dovrebbero inventarlo! Da quando ho lasciato il porto di Varazze la prima volta non l'ho praticamente più spento (tranne per la risalita del Portogallo quando è andato in avaria, per una maldestra connessione elettrica da parte mia).

Il sistema NKE è, secondo la mia esperienza, molto affidabile, efficiente e completo, tutto l'impianto è interno (parte nella cala vele parte nel gavone di poppa) e ben protetto dalle intemperie.

Ho acquistato anche l'opzione "vento reale", utile per le andature portanti con onda (il vento apparente cambia troppo velocemente salendo e scendendo dall'onda per navigare in modalità "vento apparente").

Vi è pure un telecomando, incredibilmente comodo quando si è a prua, per esempio per strambare. Ci si domanda come facevano prima della sua invenzione.....

Rimpiango a volte di non avere un ripetitore interno degli strumenti, mentre all'esterno ho 3 display.

Punti deboli sono: la centralina del vento che soffre nei temporali e rischia di morire per un fulmine (anche solo vicino), la regolazione ed il parametraggio abbastanza  complicati, l'elevato consumo elettrico (4-5 A), la difficoltà per sostituire i carboni (spazzole) del motore dell'unità di potenza, e come ogni apparecchiatura elettronica, il capire come e dove intervenire in caso di guasto se non si è un provetto ingegnere elettronico.

E' essenziale prevedere parecchi pezzi di rispetto per lunghe traversate o navigazioni fuori dall'estesa rete di assistenza (NKE consiglia in merito sulle sue Newsletter), e studiare a fondo il corposo manuale prima di partire.

L'unico problema che ho avuto durante la Transquadra, oltre ad aver dovuto riparametrare tutto dopo un fulmine caduto non lontano dalla barca, che mi ha fatto temere di aver bruciato la centralina del vento, è stato quello di non avere il dato della capacità restante nel parco batterie (in percentuale o in Ah). Dopo il fulmine citato probabilmente non sono stata in grado di resettare quel parametro, perche' prima della partenza il controllore di batteria funzionava correttamente (Renato dixit).

A onor del vero devo aggiungere che tale controllore di batterie è stato montato in modo errato sin dall'inizio: non rileva la carica dal caricabatteria attaccato in banchina (non molto importante in navigazione...) e non rilevava neppure la carica della cella al metanolo (montata in seguito, l'imprecisione non è quindi da attribuire al cantiere di origine). Il controllo della carica della cella al metanolo (fonte primaria di energia su ZenZero), invece, è molto importante per avere una visione chiara dell'andamento carica/consumi. Fortunatamente l'amico Renato ha risolto la questione, e pur non avendo più il valore dell'energia residua, avevo sempre il valore di carica/consumo puntuale in tempo reale, ciò che è ampiamente sufficiente a mantenere il controllo.

Per ogni evenienza ho un pilota di rispetto (Raymarine ST 6000), non collegato agli strumenti, con attuatore idraulico esterno, che però fatica a mantenere la rotta sotto spi con vento sostenuto e onda.
 






GPS

Ormai anche le biciclette sono munite di un GPS cartografico... E' obbligatorio , secondo le norme ISAF, avere un GPS a bordo, a questo punto conviene avere pure la cartografia (anche perché è quasi impossibile trovare oggi strumenti fissi senza questa funzione). Il mio GPS fisso è un Lorenz Compact X7 (schermo di 7 pollici), con antenna incorporata, e cartografia CMap. Lo schermo è decisamente piccolo (per una visione d'insieme uso le buone vecchie carte dell'Ammiragliato Britannico), ma l'apparecchio non occupa troppo spazio sul tavolo da carteggio, il consumo elettrico - proporzionale alle dimensioni dello schermo - è contenuto, e l'antenna integrata funziona a meraviglia.

Lo strumento può essere collegato ad un ricevitore AIS, ha un'uscita NMEA verso il PC, e comunica la posizione al VHF DSC (vedi i paragrafi sui rispettivi apparecchi).

Ho un secondo GPS, Geonav 4C con cartografia Navionics, non collegato a nessun altro strumento, quale soluzione di rispetto, e che mi piace molto per l'ottima cartografia, nonché per la sua portabilità che mi permette di avere una buona visione di dettaglio anche quando sono al timone e per la sua semplicità d'uso.

Un terzo GPS, senza cartografia, si trova nella famosa "Grab bag", borsa stagna e galleggiante che contiene tutto quanto è previsto mi porti appresso sulla zattera in caso di abbandono della nave.
 

Comunicazioni radio

VHF DSC fisso:
Anche nel campo della comunicazione radio il progresso va avanti, ed è sempre più difficile acquistare un apparecchio VHF senza la funzione DSC (Digital selective calling). L'uso di questo apparecchio, la cui funzione DSC non è obbligatoria per le unità non sottoposte alla convenzione SOLAS, necessita di una licenza, per ottenere la quale si deve seguire un corso, utilissimo a mio avviso per capire il funzionamento del sistema GMDSS (sistema mondiale di sicurezza e soccorso in mare).

Ritengo che la scelta volontaria di entrare nel sistema GMDSS per le barche non costrette a farlo, sia un fattore aggiuntivo di sicurezza, premesso che si sia appreso l'uso corretto delle funzioni DSC, considerando che l'ascolto umano della radio sia sulle unità commerciali che da parte delle stazioni costiere, è in via di estinzione.

L'apparecchio che ho in dotazione (fornito e montato dal cantiere) è un Icom M 421 (sostituito oggi dal modello M 422). Ho fatto montare un altoparlante esterno, indispensabile per poter sentire quando si è in pozzetto, anche se fonte di innumerevoli spaventi, quando, dopo giorni di silenzio, magari di notte, all'improvviso si mette a emettere, facendo sobbalzare anche il più calmo dei marinai....

Notasi che ho fatto cambiare il cavo di antenna VHF fornito in origine, per ottemperare alle norme ISAF che richiedono un cavo con una perdita di segnale di max 40%.

Un ricevitore AIS, che identifica le unità sottoposte alla convenzione SOLAS, è consigliato per poter comunicare più facilmente con le navi che si incrociano: chiamate in DSC con il loro indicativo i marconisti non possono non sentire, anche se non vi è orecchio umano attento in quel momento.

VHF portatile:
Oltre all'apparecchio fisso, ne ho uno portatile, Icom M33, stagno, galleggiante e senza la funzione DSC, obbligatorio per rispettare le norme ISAF, necessario naturalmente in caso di abbandono della nave, e molto comodo quando si deve comunicare stando in pozzetto, oppure in equipaggio quando parte di questo sbarca a terra e deve comunicare con la barca....

Radio ricevente:
Per la ricezione in fonia di bollettini meteo al largo, ZenZero è dotato di una radio ricevente SSB - onde corte World receiver Grundig Yachtboy 80, collegato ad un'antenna fissa che avevo fatto montare nell'albero già dal cantiere.
 
Oltre a un po' di intrattenimento quando ci si sente soli, si ricevono molto chiaramente i bollettini meteo della BBC e di Radio France Internazionale.

Purtroppo il modello scelto non ha un registratore integrato: la velocità supersonica di lettura dei bollettini, in particolare francesi, a volte fa rimpiangere di non poterli riascoltare con calma. E' bene avere sottomano una lista delle zone meteo per facilitare la trascrizione del bollettino.






Ricevitore AIS

Prima di partire, all'ultimo momento a St Nazaire, mi sono fatta convincere all'acquisto di un ricevitore AIS (alternativa parziale al radar). Avrei avuto la possibilità di collegarlo al GPS cartografico oppure al PC (sul programma di navigazione). Avevo deciso di collegarlo al GPS perché sempre acceso, mentre il PC lo uso molto poco.

Purtroppo l'intraprendente venditore ha sbagliato nell'ordinare il duplicatore di antenna VHF (il sistema AIS funziona sulle frequenze VHF) necessario per usare contemporaneamente i due apparecchi.
Non ho più avuto tempo prima di partire di trovare un duplicatore di antenna, per cui l'apparecchio è rimasto nella sua scatola, bello, nuovo e inutile. Vedremo per la seconda tappa...

 

Radar

Nessun altro Pogo partecipante alla Transquadra aveva un radar, e a dire il vero tra tutte le altre barche, mi sembra ci fosse solo un Grand Soleil che ne avesse uno.

Le contro-indicazioni, oltre al costo, sono ovviamente un maggior peso nell'alberatura ed un consumo elettrico notevole.

In questa prima tappa ho usato molto il radar e sono stata più volte felicissima di aver fatto la scelta di montarne uno, ciò che mi ha permesso di restare all'interno anche per diverse ore di seguito con mare grosso, barca spazzata dalle onde e visibilità ridotta, per non dover uscire continuamente a controllare a vista la presenza di altre unità mentre ricucivo la randa, oppure passando Cabo Finisterre con la nebbia, e naturalmente spesso mentre dormivo (con l'allarme impostato a 5 miglia).

Ho scelto il modello più piccolo e leggero che ho trovato (Furuno 1623 ) con uno schermo in bianco e nero di 6 pollici, anche questo piccolino, e non interfacciato con null'altro, nell'ottica dell' indipendenza fra gli strumenti in caso di guasto. Tuttavia questo modello di radar non ha la funzione di calcolo della rotta di collisione e relativo allarme, che potrebbe essere utile, specialmente in Mediterraneo dove il traffico è intenso e caotico.
 

Riflettore radar attivo

Ho sempre acceso il SeaMe mentre dormivo e nelle zone frequentate da navi. Ovviamente è efficace unicamente se l'altra unità ha il proprio radar acceso (l'apparecchio amplifica e rimanda al mittente il segnale ricevuto)

Purtroppo mi sono accorta subito che il mio sistema di allarme acustico non funzionava come previsto. (avevo collegato un beeper di retromarcia per i camion che avrebbe dovuto suonare quando il riflettore era in trasmissione, quindi quando aveva rilevato un segnale radar emesso da una nave). Infatti il cicalino suonava a dovere, le prove in porto avevano dato esito positivo, ma in continuo, perché l'apparecchio rileva come segnali utili anche quelli emessi dal mio pilota automatico..... Ho dovuto togliere il cicalino.....

Tuttavia ho notato che le navi mi vedevano molto bene, parecchie hanno accostato per lasciarmi via libera.

In equipaggio ritengo sia superfluo, si deve anche tener conto che alle navi non piace molto che le barche a vela siano dotate di questo strumento, soprattutto in zone molto frequentate. Credo che addirittura sia stato vietato in Francia, perlomeno entro le 12 miglia, per il disturbo arrecato al traffico commerciale.

PC e programma di navigazione

Ho usato il mio Durabook 14 con il contagocce! Innanzi tutto perché consuma molta energia, poi perché la sistemazione del PC portatile, che quando in uso è semplicemente posato sul tavolo da carteggio, richiede un'installazione un po' laboriosa necessitando di molti collegamenti : inverter - mouse - chiavetta USB per usare il programma di navigazione - collegamento all'antenna GPS che va posizionata all'esterno, collegamento all'Iridium che a volte richiede la sua antennina esterna per ricevere un segnale sufficiente.
Il risultato è un intrico di cavi molto malcomodo, su un tavolo da carteggio non propriamente fermo in certe condizioni di vento e mare, con l'oblò aperto per il passaggio delle antenne..... tavolo da carteggio utilizzabile tra l'altro solo in ginocchio se sbandato sottovento, o aggrappandosi a qualche improbabile appiglio se sbandato dall'altro lato, avendo le mani già parecchio occupate a impedire che qualche elemento del sistema voli dall'altre parte del quadrato. Naturalmente nei momenti di accensione del PC ne approfitto per scaricare le foto dalla macchinetta sul PC e per caricare la batteria dell'iPod, tanto per complicare un po' le cose.....

Per cui il PC viene acceso una volta al giorno, due nei giorni di meteo clemente, quasi esclusivamente per ricevere i Grib (file meteo), per comunicare la mia posizione sulla cartina del mio sito, e per la posta elettronica.
Ne ho apprezzato la resistenza all'acqua (che ho verificato più volte di persona) non dovendo badare a togliermi la cerata grondante per usarlo.

 

Collegamento PC- GPS

Durante la settimana di permanenza a St Nazaire mi ero accorta che il PC non riceveva più la posizione dal GPS fisso (contatto ossidato, o risultato dei controlli effettuati dal cantiere??? Sino ad allora era funzionato sempre a dovere).

Ho quindi acquistato all'ultimo momento un ricevitore GPS - USB (un'antenna GPS di ca 4 x 4 cm da collegare al PC mediante presa USB, con un cavo sufficientemente lungo per metterla all'esterno se fosse necessario). Purtroppo mi hanno fornito un CD di installazione difettoso, a poche ore della partenza mi stavo domandando se non avessi sprecato altri 100 euro per l'antenna e chissà quanti per un programma di navigazione poco utile senza la posizione GPS, in negozio non avevano questo oggetto in stock e non avrebbero potuto ordinare un altro CD in tempo ..... Fortunatamente il tam tam di radio Pogo è stato molto efficace e Pickwick 2 che aveva lo stesso aggeggio ed il CD del driver a bordo ha potuto darmi quanto mi necessitava!

L'antenna GPS-USB ha funzionato benissimo, peraltro offre il vantaggio della portabilità del sistema e posso usarlo su un'altra barca senza dovermi collegarmi al GPS di bordo.

A questo punto mi ritrovo con 4, dicasi 4, GPS a bordo..... oltre al sestante.... Non dovrei perdermi!





Programma di navigazione MaxSea con cartografia

Per i motivi citati precendemente normalmente non uso il PC per la navigazione.
Tuttavia lo schermo di 14" e l'ottima cartografia MaxSea permettono una visione d'insieme molto più leggibile che non lo schermo di 7" del mio GPS fisso. Ne ho approfittato nel mio passaggio vicino alla costa nei pressi di Cabo Finisterre, mentre al largo non ha molto senso consumare energia elettrica per avere un'informazione che il GPS fisso ed una carta generale (cartacea) forniscono con sufficiente dettaglio.

D'altro canto è molto utile poter importare le previsioni meteo (Grib) sulla carta di MaxSea per avere una visione grafica dell'evoluzione del vento. Da sottolineare che è possibile richiedere i files Grib da MaxSea in abbonamento (gratuito) via email, per quanto mi riguarda ho sempre invece utilizzato i files Grib di us-grib, compatibili anche con Max Sea.

Il software prevede di poter interfacciare le previsioni meteo con le caratteristiche della propria barca (diagrammi polari) per  calcolare  la rotta migliore (più veloce) per raggiungere la meta. Questo modulo chiamato "routage" è fornito come opzione al programma, e non l'avevo acquistato, e d'altronde non ho, e neppure esistono, le polari del Pogo 8.50, ritenendo che su una traversata di questa durata non avesse molto senso prendere delle opzioni di rotta in funzione di previsioni che possono ragionevolmente essere affidabili solo per due o tre giorni.
Ho visto che praticamente tutti gli altri concorrenti, invece, usano questa funzione del programma per stabilire le proprie strategie di rotta.

Non avendo usato molto MaxSea ho ancora poca dimestichezza col programma...c'è parecchio lavoro da fare prima della prossima tappa!

Nota: ho preso la versione 12 del programma Max Sea e non l'ultima (Time Zero) che ha funzioni a mio parere inutili quali la visione 3D, che oltretutto mi fa venire il mal di mare... e le carte "raster", cioè la digitalizzazione delle carte originali degli istituti idrografici di ogni nazione. Le carte vettoriali (ridisegno delle carte) hanno 2 svantaggi a mio avviso: la moltitudine di errori ancora presenti e gli ingrandimenti  all'infinito con un'ottima qualità, che rischiano di far perdere il rapporto con la scala della carta (si rischia di utilizzare una carta a piccola scala pensando di avere una carta di dettaglio).

Telefono satellitare

Indispensabile per i collegamenti a internet (posta elettronica, e files meteo), per i quali si deve acquistare il "data-kit" che permette l'interfacciamento, il sistema Iridium è la scelta obbligata per la copertura in Atlantico.
Serve anche per telefonare ovviamente..... e per inviare e ricevere sms: è un po' laborioso scrivere i messaggi - limitati a 160 caratteri - e ho spesso preferito inviare email che sms (è risaputo che sono piuttosto prolissa....).

Il segnale è quasi sempre ottimo anche solo con l'antenna integrata all'apparecchio all'interno del quadrato, a volte devo però ricorrere all'antenna esterna - quella fornita con l'apparecchio quale "antenna per l'automobile" (altro filo volante sottocoperta...)

Durante la prima tappa della Transquadra di 11 giorni, ho utilizzato circa 100 minuti di scheda (ne ho una prepagata di 500 minuti).

 

Vari-Sicurezza

Soprattutto per convinzione personale ma anche per rispettare gli obblighi di legge e norme ISAF, ZenZero è dotato di EPIRB, PLB (personal locator beacon, in sostanza un'EPIRB personale con GPS, stagno e "indossabile"), ambedue di marca ACR, SART trasponder (emettitore di segnale di emergenza radar nella fase di ricerca da parte dei soccorsi).

Inoltre per la durata della Transquadra tutti i partecipanti ricevono una boa ARGOS, che permette il posizionamento dei concorrenti in tempo reale e di continuo (segnale satellitare inviato circo ogni 20 minuti), e che può emettere un segnale di emergenza e richiesta di soccorso, tuttavia questo segnale è unicamente complementare a quello emesso dall'EPIRB, e non contemplato nel sistema GMDSS.

Il comitato di regata alla consegna dell'ARGOS si è raccomandato, in caso di abbandono della nave, di imbarcare l'ARGOS sulla zattera. Cosa che mi è parsa più che sensata: due segnali (EPIRB e ARGOS) sono meglio di uno solo, inoltre il comitato di regata può seguire il naufrago in diretta. Ho però riflettuto su questo punto e mi sono chiesta se non fosse meglio lasciare l'ARGOS sulla barca abbandonata (e inaffondabile...) per poterla seguire, non solo per recuperarla in seguito, ma soprattutto per poter avvisare chi naviga in quella zona che vi è una nave fantasma e dare la sua posizione esatta. Affaire à suivre....

 
Par Cristina
Recommander
Mercredi 10 septembre 2008

Il progetto originale del Pogo 8.50 è nato sotto il segno della semplicità. Fedele all'impostazione originale ho portato pochissime modifiche alla barca che mi è stata consegnata: le elenco, insieme alle aggiunte e alle opzioni scelte fra quelle proposte dal cantiere, con alcune considerazioni sulle motivazioni e sui risultati.

 

Opzione: Avvolgifiocco

Avvolgifiocco o vele di prua ingarrocciate? in solitario la domanda non si pone quasi, benché alcuni Pogo hanno partecipato alla Transquadra con le vele ingarrocciate, anche in solitario. L'avvolgifiocco dà un piccolo vantaggio nel rating, ma la scelta per me è stata dettata dalla semplicità e velocità di manovra più che da calcoli sul coefficiente IRC. Ciònonostante non navigo mai con il genova arrotolato (non solo su Zenzero, ma su tutte le barche): vela che lavora male e si rovina, tanto più che il Pogo ha uno stralletto per armare le vele di prua più piccole.

ZenZero è dotato di un avvolgifiocco a circuito chiuso (Facnor RC). Niente più problemi di spire che si accavallano o di giri mancanti per riavvolgere tutto il Genova quando c'è molto vento! Il sistema funziona a meraviglia e permette di avere un Genova di maggior superficie sfruttando tutta la lunghezza dello strallo fino in coperta. Non rimpiango di certo questa scelta!
 

Opzione: Bompresso

Credo che i Pogo oggi siano forniti di serie con il bompresso estraibile in carbonio. Quando l'ho ordinato era invece un'opzione, che ho scelto. Le considerazioni sulla sua utilità ed i suoi incovenienti sono espresse nel capitolo "Vele".

 

Opzione: Tangone in carbonio

Di serie viene proposto un tangone in alluminio. Ho scelto il carbonio per questioni di peso, non solo in vista di alleggerire la barca, ma soprattutto per facilità di manovra.

Ritengo che in solitario per la strambata di spi sia un vantaggio avere un tangone leggero, soprattutto se non si è un campione di sollevamento pesi....

Personalmente ho 2 tangoni in carbonio a bordo. Ho visto diversi tangoni rotti all'arrivo a Funchal: averne uno di rispetto può salvare una regata. Del resto potrebbe servire come asta di rispetto per risolvere molte avarie, non da ultimo un disalberamento.

Piccola osservazione: ancorché il tangone sia simmetrico conviene usare sempre la stessa varea per il braccio/rispettivamente la campana. Questo per limitare l'usura dei bracci, infatti dal lato campana (che sul Pogo è un anello) la varea si consuma in modo irregolare formando delle asperità, mentre sull'altra estremità il passaggio del braccio a poco a poco smussa il passaggio in varea.





Opzione: Musone per l'ancora

Indispensabile per salvaguardare il dritto di prua in caso di ancoraggio, il musone è smontabile e proposto come opzione. Poiché ha un certo peso, e non mi sarebbe servito in traversata, l'ho smontato e riportato a casa. Devo dire che l'ho usato pochissimo anche durante le crociere: il Pogo, essendo molto leggero, soffre alla fonda perché troppo sensibile all'onda e alla risacca e brandeggia molto. Inoltre con un po' di mare la cima tende a uscire dalla sue sede. E' consigliabile far saldare due flangie supplementari di lato a quelle esistenti e anche sostituire la rotella con una costituita da materiale più idoneo (la foto a lato è stata presa su un Pogo 40 che ha adottato questa soluzione)

Chi ha in programma di passare molto tempo all'ancora farà bene a prevederlo per non rovinare lo scafo, mentre per chi si dedica maggiormente alle regate è meglio smontarlo, non solo per togliere un peso inutile in estrema prua, ma anche per evitare di speronare eventuali altre barche che dovessero passare "troppo vicine".


Opzione: Motore 18 CV - Volvo Penta

Benché il cantiere caldeggi la scelta di questo motore, parecchi Pogo risparmiano sul costo e sul peso, scegliendo quello da 10 CV. Ovviamente in regata con l'invertitore piombato non serve a molto aver scelto il modello più grande, se non forse sulla velocità di ricarica delle batterie, grazie ad un alternatore più potente. Ma durante le 5'500 miglia precedenti la regata ho apprezzato un motore più efficiente che permette anche di manovrare meglio in porto quando c'è vento.

Il motore Volvo Penta D1-20 è  fornito con piede S-Drive, ed elica a due pale abattibili. La soluzione sembra ottima, nessun problema di premi-stoppa, in compenso è necessario controllare il giunto fra passaggio del piede e scafo ogni 2-3 anni, eventualmente sostituirlo quando necessario. Il Pogo presenta un giunto migliorato fra scafo e piede, con un disco in acciaio oltre alla guarnizione in gomma fornita di serie. Da notare: gli zinchi sull'elica sono da cambiare più spesso del normale: la prima volta dopo 3 mesi, per le correnti residue date dal metodo di infusione dello scafo, ma in seguito ho dovuto cambiarli ogni 6 mesi.

Durante i trasferimenti di ZenZero ho riscontrato un problemino in fase di ricarcarica delle batterie: con mure a sinistra, a barca anche poco sbandata, il motore si surriscalda molto in fretta, a causa della posizione della vaschetta del liquido di raffreddamento, troppo bassa (eventuali bolle d'aria non sfogano nella vaschetta ma restano nel circuito impedendo un passaggio sufficiente del liquido di raffreddamento).

La soluzione è abbastanza semplice: lo spostamento della vaschetta in posizione più alta. Modifica che non ho effettuato subito avendo come fonte d'energia principale una cella al metanolo. Per la seconda tappa, invece, ho sopraelevato la vaschetta, soprattutto in vista della traversata di rientro, dove non avrò molto metanolo per la cella al combutibile e dovrò appoggiarmi maggiormente al motore per la ricarica delle batterie (alla Martinica non si trovano le taniche di metanolo). 

Modifica: Volanti e rinforzo dello stralletto:

Ho modificato i Lazy Jacks (che hanno un congruo attacco sull'albero all'altezza corrispondente a quello dello stralletto) sostituendoli con cima di spectra di adeguata lunghezza per essere rinviata al bozzello di spi e poi al winch del pozzetto, per usarli come sartie volanti, sia per offrire una maggior sostegno all'albero in caso di uso dello stralletto per armare un fiocco o la tormentina, sia per limitare il pompaggio dell'albero in mare formato di bolina.

Inoltre ho rinforzato il paranco dello stralletto (che funge anche da caricabasso del tangone) aumentando i rinvii dai 2 previsti di serie a 6, per poterlo tendere meglio e renderlo più solido quando viene usato come strallo per una vela di prua.

Il risultato è soddisfacente, ma in compenso: grovigli senza fine nella manovra di riduzione della randa fra le borose e la volante sottovento leggermente lascata .... L'esperienza mi insegna che devo sempre riportare la volante non in uso a piede d'albero: probabilmente basta un elastico alla landa delle sartie che la richiama verso prua.

Nessun altro Pogo partecipante alla Transquadra ha rinforzato lo stralletto ed alcuni non hanno le volanti. Questi in genere tendono le sartie molto di più rispetto alla mia regolazione e a quanto indicato dal cantiere, ciò che li porta, oltre a limitare il pompaggio, anche a poter stringere meglio il vento.

Da canto mio preferisco avere un albero non troppo compresso sostenendolo quando necessario con stralletto e volanti, ed evitare troppi sforzi sulla struttura.

Probabilmente il rinforzo dello stralletto non è indispensabile, ma il paranco a 6 rinvii permette di tesarlo bene senza sforzo eccessivo.
 

Modifica: Manovre correnti

Durante i trasferimenti di ZenZero ho avuto rare volte l'occasione di usare lo spi, ma quando finalmente c'è stato un po' di portante ho avuto la brutta sorpresa, dopo poche ore, di trovare la drizza ferita fino all'anima (guaina sezionata su tutto il perimetro e anima intaccata).

Dopo molte congetture su eventuali manovre errate, ho controllato meglio i passacavi in testa d'albero, posizionati subito sotto l'uscita della drizza dalla carrucola e ho scoperto che gli occhielli avevano un difetto di produzione: una piccola sbavatura dello stampo, praticamente invisibile, causa dell'usura prematura della guaina della drizza. Il difetto è noto ad altri poghisti, per cui è diffuso, perlomeno sulle barche della stessa annata.

Un' accurata limatura e il cambio delle drizze con un prodotto di migliore qualità hanno eliminato il problema, spero definitivamente. Ho inoltre previsto una maggior lunghezza delle drizze di spi di ca 3 metri, per permettere di tagliarle ed eliminare i punti di usura che inevitabilmente si formeranno durante i lunghi giorni di portante (speriamo!) della traversata atlantica.

Per la randa, invece, ho già predisposto una drizza di rispetto al posto dell'amantiglio (a cui posso rinunciare avendo un vang portante). Purtroppo il Pogo non prevede una seconda drizza di Genova e non vi è il posto per armarla. In caso di rottura ci si deve arrangiare con una drizza di spi.

Escluse le drizze di spi, tutte le altre manovre correnti sono ancora quelle di origine, dopo oltre 7'000 miglia di navigazione.
 

Modifica: pulpiti di poppa e draglie

La sostituzione dei pulpiti di poppa è dettata dall'adeguamento della barca alle norme ISAF. Poiché il Pogo nasce coma barca da regata di altura (che sottostanno tutte a questa normativa) lascia un po' perplessi il fatto che il cantiere non ci abbia pensato prima.

Naturalmente la sostituzione dei pulpiti ha comportato pure quella delle draglie, che avrebbero comunque dovute essere messe a norma ISAF: cavo di diametro superiore (4 mm anziché 3 mm di origine) e senza guaina.

Oggi credo si possa chiedere al cantiere di montare già in origine i pulpiti a norma, meno eleganti ma molto comodi perché più larghi, per sistemare tutte le attrezzature richieste nonché le varie antenne.
 

Aggiunta: Strallo volante di rispetto.

La posa dello strallo volante di rispetto in kevlar è stata dettata all'inizio da due motivi: avere uno strallo di rispetto e poter armare il fiocco su una manovra armata in testa d'albero evitando la necessità delle sartie volanti che, non essendo previste di serie, sono sempre un po' un laboriose da mettere in opera ... Quest'ultimo argomento è comunque caduto per il discorso del pompaggio dell'albero (le volanti sono necessarie comunque di bolina in mare formato)

In realtà già prima di partire mi ero convinta, dopo aver parlato con Matteo Miceli, che l'uso del fiocco, o peggio della tormentina, sullo strallo di prua non sarebbe stata una buona soluzione (drizza libera troppo lunga-effetto frusta). Inoltre uno strallo in kevlar sopporta male l'uso di garrocci metallici.

Comunque è una soluzione di emergenza in caso di rottura allo stralletto per ingarracciare le vele di prua più piccole (il Genova è avvolgibile).

Non ho (ancora) dovuto usare lo strallo di rispetto, per fortuna, ma l'incidente di Bertrand mi ha fatto riflettere: a seguito di una collisione con un'altra barca a vela ha rotto lo strallo di prua, probabilmente perché qualche attrezzatura dell'altra barca si è impigliata nello stesso e proseguendo l'ha strappato. L'albero ha frustato rompendo anche il tessile del patarazzo. Bertand, che non ha subito altri danni, ha abbandonato la regata ed è tornato in Bretagna, sostenendo l'albero con le drizze. Forse in un caso simile ZenZero avrebbe potuto proseguire, sostituendo il tessile del patarazzo senza problemi di sorta (o facendogli un nodo), e armando lo strallo volante. Forse....
 


Aggiunta: Freno di boma.

E' l'uovo di Colombo (idea "rubata" dai Figarò) : un semplice 8 da alpinismo legato sotto il boma in cui passa una scottina fissata ai piedi delle sartie, e tesata in funzione della forza del vento. Costo quasi nullo, meno di un decimo rispetto ai sistemi più elaborati che si trovano in commercio.

Nelle andature portanti il boma è frenato (non bloccato da una ritenuta che comporta sempre qualche pericolo), in stramabata la randa passa da sola, dolcemente senza doversi occupare della scotta mentre si è presi a prua dalla manovra con lo spi. Lo scottino che ho usato agisce persino quale avvisatore acustico: la frizione induce un forte rumore nel boma, che avvisa per tempo quando la randa sta per passare e permette di abbassare la testa in tempo!

Molto efficace anche con mare senza vento, il freno ben tesato limita gli sbattimenti della randa.

Aggiunta: cappottina


E' assolutamente indispensabile! Non solo per le navigazioni, anche costiere, invernali, ma per ogni navigazione d'altura.

Il Pogo è una barca abbastanza bagnata, non solo quando piove..., e per evitare di far entrare acqua all'interno, quando non si vuole chiudere del tutto la barca (la chiusura del passauomo è stagna), la cappottina offre una buona protezione.

Sotto la cappottina, benché molto piccola, si può anche dormire seduti sulla scaletta, al riparo dall'acqua e dal freddo. La visibilità è buona grazie alla parte frontale in plexiglas che soffre meno dell'invecchiamento rispetto a soluzioni in plastica trasparente pieghevole

In climi caldi e con vento portante si può rimuovere la parte in tessuto per migliorare la visibilità dal pozzetto, o per prolungare la vita del tessuto.

Aggiunta: scaletta per salire in testa d'albero

Certamente é necessario poter salire in testa d'albero, e quando si è da soli si deve trovare un'alternativa al farsi tirar sù come un sacco di patate da un compagno volonteroso.

La scaletta non è propriamente parte dell'attrezzatura, perlomeno non di quella fissa fornita dal cantiere, salvo rare eccezioni in cui l'albero è dotato di gradini rivettati. Soluzione non proponibile per una barca così piccola: l'albero ne sarebbe fortemente indebolito.
Ma la scaletta scelta per Zenzero mi è stata di grande aiuto, per cui mi dispiacerebbe non citarla in questo capitolo.

Trattasi di una scaletta in tessile da tesare con una drizza, e possibilmente inferire nell'albero (ho montato dei cursori di randa fissati con fascette elettriche). Si sale abbastanza facilmente (in porto!), tuttavia è necessario un certo allenamento preliminare. La discesa è invece più laboriosa perché si deve far scorrere manualmente il moschettone autobloccante di sicurezza anticaduta (che scorre su una seconda drizza).

In navigazione non è agevole per niente, e spero non doverla mai utilizzare!

Per il bansigo ho invece scelto un'imbragatura per gli elettricisti che lavorano sui pali della luce della Petzl - modello Navaho sit fast con chiusra rapida, molto semplice e veloce da indossare e regolare.


Par Cristina
Recommander
Mardi 9 septembre 2008

Questo "gap" temporale fra la prima e la seconda tappa è esasperante! da un lato ho l'impressione di aver concluso qualcosa e di poter quindi dedicarmi ad altre faccende, mentre invece dovrei concentrarmi per affrontare la tappa più lunga, dall'altro mi sarei sentita pronta a ripartire subito dopo l'arrivo a Funchal, e invece ora mi sembra di perdere ogni giorno un po' lo stato di preparazione che avevo raggiunto, dimenticandomi persino come si va in barca.

Faccio il possibile per non "sedermi" e vorrei approfittare di questi mesi per mettere a frutto l'esperienza vissuta per migliorare la preparazione della seconda tappa, preprazione che putroppo resta teorica non avendo ZenZero a portata di week-end per navigare quanto vorrei.

Per fare questo innanzi tutto è indispensabile stilare un bilancio tecnico della prima tappa,

Spinta da chi mi chiede racconti, dettagli e considerazioni sulle scelte fatte per l'armamento della barca, le attrezzature, la strumentazione e quant'altro, ne approfitto per fare alcune osservazioni su questo blog (i racconti ci sono già), scaturite non solo dalla prima tappa della Transquadra, ma anche dalle navigazioni precedenti, che non solo sono necessarie per determinare il lavoro da effettuare in barca e a terra prima di riprendere il mare a fine gennaio, ma che forse potranno anche portare qualche elemento di informazione supplementare a chi intende acquistare un Pogo 8.50 o un'imbarcazione simile ed è in fase di scelta delle opzioni da prendere, o a chi si appresta ad affrontare un programma di navigazione simile al mio.

Per chiarezza dividerò gli argomenti per tipologia, cominciando dall'attrezzatura, per continuare con la strumentazione, le vele e concludere infine con qualche considerazione su altri aspetti legati strettamente alla prima tappa della Transquadra e alla navigazione in solitario, quali il sonno, l'alimentazione, l'energia (di bordo, non la mia...), l'ambiente della regata, ecc,

Nella prima tappa abbiamo avuto un ampio ventaglio di condizioni di vento e mare: dalla piatta più totale ai 45 nodi, dalla bolina al vento portante, da mare calmo a molto agitato, come del resto nei trasferimenti precedenti. Dopo oltre 7'000 miglia di navigazione con ZenZero posso cominciare a tirare qualche conclusione sulla scelta della barca:

ZenZero finora si è dimostrato pienamente all'altezza del compito (non avevo dubbi!). Affidabile, marina, solida, stabile, docile in ogni occasione. Certo non è una grande boliniera, questo già lo sapevo, nelle prime ore dopo la partenza da St Nazaire, quando mi stavano passando tutti perché stringevano meglio, qualche rammarico l'ho avuto, e questa depressione che non si spostava mi ha mandato in bestia obbligandomi a tirare bordi piatti per diversi giorni. Ma passato Finisterre e iniziato il vento portante è andato tutto meglio... La mia velocità di punta è stata di 13.95 nodi in planata sotto spi, la media di avanzamento, invece, molto più modesta (5.8 nodi) e decisamente sconfortante considerando la media sulla rotta diretta: 4.5 nodi....I motivi vanno ricondotti sia alle 26 ore perse a ricucire la randa, sia ai numerosi momenti di poco vento, sia alla mia ritrosia a mettere lo spi con più di 25-28 nodi o durante il sonno, oltre naturalmente a qualche opzione di rotta non azzeccatissima.

Tuttavia rispetto alle promesse o, meglio, ai racconti di altri poghisti mi sembra ancora che ZenZero non raggiunga le favolose punte di velocità tanto decantate. Certo non spingo mai la barca al limite, ma il motto "chi va piano va sano" mal si adatta ai regatanti (di cui non considero di far parte). Posso senz'altro osare di più, la barca lo sopporta sicuramente senza problemi, ma probabilmente una traversata atlantica non è il miglior momento per fare questo tipo di prove......

Par Cristina
Recommander
Samedi 6 septembre 2008
Lo Yacht Club del Mare di Lugano, uno dei miei numerosi club di appartenenza, invita i soci, gli amici e tutti  gli interessati, ad un aperitivo condito con i racconti delle navigazioni dell'estate appena trascorsa da parte di alcuni soci, al quale mi è stato chiesto di portare la mia esperienza della prima tappa della Transquadra.

Lo farò in modo conciso, poiché non sarò l'unica a parlare, ma sarà la buona occasione per me di riassumere un po' le cose, affinché siano di spunto per completare i resoconti su questo blog....

L'appuntamento è per venerdì 12 settembre alle 18.30
presso la sede dello Yacht Club del Mare a Lugano

La serata continuerà in compagnia degli "oratori" con una cena, per permettere a chi lo desidera di approfondire gli argomenti (per la cena è indispensabile prenotare).

Indicazioni, prenotazione e locandina dell'invito sul sito dello Yacht Club del Mare

Vi aspetto numerosi a sostenermi in questa dura prova !!!!
Par Cristina
Recommander
Samedi 23 août 2008
Mentre lottavo contro gli elementi o mi dilettavo a planare sulle acque atlantiche, c'é chi, a casa, invece, lavorava sodo.
Il mio "Uomo all'Havana" (che é una donna...) mi mandava le previsioni meteo in formato adatto per la ricezione con l'IRIDIUM (immagini rimpicciolite per pesare meno dell'originale, fino ad un max di 12 K), mi aggiornava sulle notizie del mondo (con costernazione ho appreso per esempio che il nostro Roger nazionale non era più il N1 del tennis ....), mi inviava informazioni pratiche per il mio arrivo a Madera (dal servizio di lavanderia, a informazioni geografico-turistiche), mi proponeva intrattenimenti vari (rebus o discorsi filosofici...), e, oltre a tutto questo, pubblicava quotidianamente un giornalino: LA STRILLA DEL MARE  (sulla falsa riga del ben noto Rb 323° di qualche anno fa... per chi ricorda la bella navigazione proprio da Madera alle Azzorre sul Blitz) per informare gli amici di quanto succedeva su ZenZero.

Donatella (questo il nome del misterioso Uomo all'Havana) mi ha dato il permesso di pubblicare questo giornalino.

Colgo l'occasione, come si suol dire, per ringraziarla del suo sforzo: attendevo i suoi emails quotidiani con impazienza, mi tenevano compagnia, mi facevano sorridere anche quando non ero proprio di umore migliore, e la lettura della STRILLA al mio rientro mi ha fatto divertire non poco.
E... visto che ha lavorato così bene le chiederò di riprendere il servizio per la seconda tappa ;-)
 


Par Cristina
Recommander

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