Vendredi 14 novembre 2008
Fra la prodezza e la catastrofe il limite è spesso molto tenue
Sono
partiti, i Grandi, quelli veri, quelli che navigano davvero, quelli bravi che quasi nulla può fermare... ne sono già tornati parecchi, alcuni senza ripartire. La Vendée Globe ha iniziato a mietere le sue vittime, e siamo solo all'inizio!
Non lascia indifferenti vederli ripercorrere i passi che ho compiuto qualche mese fa: in quattro giorni quello che ho fatto in undici (!) con avanzamenti giornalieri da capogiro, ma con le stesse
problematiche e le stesse preoccupazioni, ingigantite dalle dimensioni delle barche e dalla loro velocità, la stessa delusione, per chi deve gettare la spugna, che ho letto nei messaggi dei miei
compagni che hanno subito la stessa sorte.
Sono bravi, sono arditi, sono forti, sono i migliori....
Ma...qualche perplessità nasce quando si legge che prima ancora di passare Finisterre, non pochi, hanno dovuto invertire la rotta, dopo anni di preparazione: problemi di energia,
disalberamenti e collisioni (!) le cause più frequenti.
Chissà se al termine di questa regata altamente tecnologica e dipendente da sponsor e mediatizzazione, uno dei partecipanti rinuncerà a tagliare il traguardo per continuare a navigare, perché
"sta bene in mare, e per salvare la sua anima", come aveva fatto Moitessier nel corso della prima edizione, nel lontano '68?
Nel mio piccolo, oltre a sognare di imprese che mai potrò compiere, e di personaggi ai quali non ardisco certamente paragonarmi, continuo con la preparazione della seconda tappa.
Leggo, sì, leggo e rileggo di navigatori solitari: classici e più recenti, resoconti di personaggi famosi e esperienze di navigatori sconosciuti, libri, articoli di riviste del settore e
blogs, e mi avvento con voracità su qualsiasi scritto che parli di navigazione in solitario.
Frugando fra vecchi libri di una sbilenca bancarella sulla piazza di Camaret, avevo scovato, a pochi giorni dalla partenza per la prima tappa, un libricino intitolato "Les navigateurs solitaires"
di Jean Merrien: un riassunto di tutte le navigazioni solitarie dall'inizio (a fine del 19° secolo con i primi pionieri) alla metà degli anni '60 (epoca in cui fu scritto il libro).
Interessante per alcune considerazioni tecniche, fra le quali quella che spiega perché un'imbarcazione piccola (7.50 - 9m) è più sicura di una barca grande per attraversare l'Oceano, il libro è
scritto senza alcun intento letterario e con posizioni dell'autore che vanno dall'adulazione per quanti gli sono simpatici, al disprezzo mal celato per i navigatori di cui non condivide le
scelte, non scevro da qualche sprazzo misogino:
Dice l'autore: Dopo le traversate dell'Atlantico in solitario da ovest a est, e da est a ovest, passando da diverse rotte, e con i più svariati mezzi galleggianti, quale prodezza mai restava da
compiere? La traversata senza viveri, oppure quella a motore o la traversata di una donna sola.
Segue il racconto della traversata della prima donna in solitario, Ann Davidson nel 1952, cui sono dedicate ben 11 righe (contro le 12 pagine per l'idolo dell'autore: Marin-Marie), che si
conclude con questa "bella" considerazione:
"Il successo di Ann Davidson è notevole, poiché la navigazione in solitaria è certamente molto penosa tanto per i muscoli quanto per i nervi femminili. (???? n.d.r)
L'ammiriamo, ma non le auguriamo molte imitatrici. La ricerca eccessiva di record presto o tardi può essere fatale"
Con questo augurio che mi pesa sulle spalle, mi sono convinta di aver visto giusto nello sbarcare il libro prima della partenza da St Nazaire, e che questo non vale certamente i 3 euro spesi, né
queste righe di commento e neppure che mi impegni a terminarne la lettura.
Tuttavia la mia preparazione si articola anche su altri punti, fra cui qualche dettaglio amministrativo ancora da risolvere.
Mi sono dunque adoperata, con qualche settimana di anticipo, a studiare la mia polizza assicurativa, dovendola estendere geograficamente per andare alla Martinica.
Come si suol fare in questi casi ho interpellato diverse compagnie, per poter scegliere l'offerta migliore, fra cui la più famosa fra i velisti svizzeri. La risposta? "La nostra Compagnia non
assicura imprese temerarie"
Con un sentimento di leggero abbattimento concludo queste osservazioni, per raccontare della trasferta a Madera di fine ottobre una prossima volta, con spirito più sereno.....