Attrezzatura
L’attrezzatura non è stata modificata fra le due tappe, a Quinta do Lorde ho solo spostato la vaschetta del liquido di raffreddamento del motore.
Rammento che, già dalle prime navigazioni di trasferimento, avevo notato che il motore scaldava quando, per caricare le batterie, lo accendevo navigando (a vela) con mure a sinistra. Questo
era dovuto alla posizione infelice della vaschetta, che a barca sbandata veniva a trovarsi in posizione inferiore al radiatore, nel quale si accumulavano le bolle d’aria, impedendo la libera
circolazione del liquido di raffreddamento.
Per la Transquadra non avrei avuto bisogno di questa modifica, tantomeno per la seconda tappa che prevedeva andature poco sbandate, e durante la quale l’energia elettrica sarebbe stata fornita
essenzialmente dalla pila al metanolo, insensibile allo sbandamento, e non dal motore. Tuttavia ho effettuato lo spostamento soprattutto in previsione della traversata di rientro, per la quale
non mi è stato possibile reperire metanolo, e che vedrà un uso intensivo del motore per generare energia elettrica.
Barca
Su questa tappa
ZenZero ha trovato le sue condizioni ideali: vento portante abbastanza costante, fra 15 e 30 nodi (eccetto qualche punta superiore nei groppi). Ho grandemente apprezzato i doppi timoni che
garantiscono estrema stabilità di rotta, e che, accoppiati ad un eccezionale pilota che non ha mai perso un colpo su ormai oltre 10'000 miglia di navigazione (NKE ST 32), mi hanno permesso di
dormire sonni tranquilli in ogni circostanza.
Le mie performance non sono mai state quelle promesse dal cantiere o proclamate da altri “poghisti” che, per il gusto di battere record, hanno forse regolato il loro speedometro in modo un po’
generoso.
Le medie di 17 nodi che qualcuno avrebbe raggiunto con vento di 35 nodi a 150° sotto spi, non le ho mai neppure sfiorate. Il mio record non ha oltrepassato 15 nodi in planata, sono avanzata a
volte per parecchio tempo fra i 10 ed i 12 nodi, ma la media sulla traversata non è sicuramente da sogno, situandosi sotto gli 8 nodi. E’ vero che non ho mai spinto troppo la barca, che ho
navigato con almeno 300 kg di materiale supplementare rispetto ai miei avversari, che ZenZero non è dotato di vele particolarmente performanti, e che non sono un genio della strategia e delle
regolazioni, ma credo che anche rischiando di più, allegerendo la barca e investendo un capitale in vele di punta, sia difficile superare una certa soglia dettata dalle dimensioni tutto sommato
ridotte della barca.
Pur essendo un progetto un po’ datato rispetto alla flotta della Transquadra (il progetto risale al 1999), vi sono stati ancora 2 Pogo 8.50 nei primi 9 classificati su 25 solitari partenti (nelle
edizioni precedenti i Pogo erano sempre sul podio). Ma non è per le sue caratteristiche corsaiole (in declino) che la barca mi ha dato grandi soddisfazioni, bensì per la sua marinità,
stabilità, semplicità, solidità e affidabilità.
Dovessi rifare la Transquadra non mi passerebbe mai per la testa di cambiare barca, pur se per la prima tappa non si è rivelata molto adatta (troppa bolina).
….. anche perché mi ci sono affezionata molto ;-)
Vele
Un paio di mesi prima della partenza della Transquadra, abbiamo dovuto scegliere le vele che avremmo preso per le due tappe, in particolare gli spi (simmetrici e asimmetrici, ammessi fino ad un
massimo di 3) per il calcolo del coefficiente IRC. Avevo optato per uno spi simmetrico leggero (72 mq - 45 g), uno spi pesante (63 mq - 65g) e uno spi asimmetrico pesante (63 mq - 65 g), oltre
alla randa triangolare non steccata, al Genova avvolgibile e alla trinchetta (fiocco da cattivo tempo ingarrocciato sullo stralletto).
Ho usato molto il Genova, poiché di notte, perlomeno all’inizio, non navigavo sotto spi. Sulla prima tappa l’avevo considerato eccessivo, e avrei preferito un solent, mentre in traversata il
Genova ha sicuramente contribuito in modo eccellente a mantenere una velocità non troppo inferiore a quella di uno spi.
Dovessi ripetere l’esperienza tralascerei lo spi asimmetrico, che avrei usato poco, non solo perché l’ho perso dopo 2 giorni, ma perché le condizioni di vento erano più adatte allo spi
simmetrico, a favore di un ulteriore spi pesante o intermedio, mentre per la scelta della vela di prua inferita sarei in dubbio. Confidando nella mia maggior esperienza con lo spi che armerei di
notte con più tranquillità, probabilmente opterei ora per un solent più adatto alle condizioni meteo prevedibili nel golfo di Guascogna, aggiungendo un Code5 che non rientra nella categoria degli
spi se rispetta certe dimensioni massime.
Sulla randa non
ho molto da aggiungere: le protezioni sistemate nei punti critici hanno lavorato bene: infatti si sono consumate le pezze! Ribadisco il vantaggio dei canestrelli rispetto ad una ralinga inferita,
per il miglior scorrimento durante la riduzione, e per la maggior semplicità di riparazione in caso di strappo (che peraltro su questa tappa non si è ripetuto). Inoltre la scelta di una randa
triangolare, rispetto ad una “Square Head” facilita la vita del solitario, che in strambata ha già parecchio da fare senza dove pensare alle volanti.
Fiocco e tormentina sono rimasti intonsi nel loro sacco, ma è da sottolineare che Zinzolin (Pogo 8.50) li ha utilizzati con il suo armo di fortuna dopo il disalberamento: tutto torna utile prima o poi!
Protezioni contro l’usura
In una
traversata di oltre 3'000 miglia, in particolare con vento portante, l’usura di vele e manovre correnti è notevole.
Per proteggere le vele, che dovranno servire almeno ancora per il rientro, ho rivestito le crocette e le draglie nella zona interessata con un tubo in PET tagliato per il lungo fissato con
kilometri di Gray Tape, oltre ad aver incollato pezze sulle vele nei punti cruciali.
Per le manovre correnti, ho invece rinunciato a guaine e altre protezioni della cui tenuta diffido. Prima di partire ho girato le borose, le drizze e le scotte, e durante la navigazione ho
accorciato le manovre che a mano a mano si consumavano, (soprattutto una drizza di spi e i barber). Le altre cime non hanno dato nessun problema. Tuttavia, per salvaguardare meglio i bracci di
spi ho curato di usare sempre la stessa varea del tangone per il passaggio del braccio (il tangone è simmetrico). Infatti la varea dal lato campana (che è un anello) si rovina con l'uso, creando
asperità proprio nella gola di passaggio del braccio.
Gli indispensabili (per la navigazione in solitario)
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Freno di boma: impedisce le strambate involontarie dovute all’onda e alle risposte tardive del pilota nei salti di vento, permette di cambiare mura senza dover seguire con la scotta di randa e evita la rottura del boma che una ritenuta fissa potrebbe causare. Calza di spi: se non l’avessi avuta credo che nelle giornate di groppi avrei rinunciato più volte a rimettere lo spi, spesso per soli 10 minuti prima del successivo rinforzo di vento. Con la calza è un gioco da ragazzi, ci si può concedere di chiudere la calza all’ultimo momento, quando è certo che il groppo sta raggiungendo la barca, si risparmiano tempo ed energia per la piegatura della vela e si riduce il rischio di caramelle in alzata o ammainata. Genova belga: Il cosiddetto (dai francesi) Genova belga è una rete di fettuccia o cimetta a forma e dimensione di un fiocco armato in testa d’albero, che si alza in concomitanza con lo spi, al posto del Genova. Serve ad evitare che lo spi si avvolga intorno allo strallo (caramella) a seguito del rollio dovuto alle onde o durante lo sgonfiamento dello spi per un'andatura temporaneamente non corrispondente alla regolazione. E’ un’attrezzatura molto gettonata fra i partecipanti della Transquadra, anche fra gli equipaggi in doppio. Una caramella può essere un avvenimento con conseguenze molto gravi, specialmente quando si è a centinaia di miglia da un ridosso nel quale poter fermarsi, dare fondo e salire sull’albero in tutta tranquillità per districare il tutto. Durante questa regata abbiamo purtroppo avuto la conferma, se ce ne fosse stato bisogno, che una caramella può portare a conseguenze tragiche: la scomparsa di Jean Marc, caduto dall’albero dopo esservi salito probabilmente a seguito di una caramella (non lo sapremo mai con certezza, ma la situazione trovata dall’equipaggio di Avel a bordo di Xenon sembra avvalorare questa ipotesi) ne è l’esempio estremo. Meno tragico l’abbandono di Laurent fermatosi alle Canarie proprio per evitare di salire sull’albero in navigazione, sempre a seguito di una caramella. Il Genova belga, quindi, è indispensabile, perlomeno per chi mette lo spi sempre e in ogni condizione. Non ne avevo a bordo, è del resto uno dei motivi per cui ho rinunciato spesso allo spi. Ma la prossima volta non mancherà di certo! |
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A Quinta do Lorde ho
fatto montare il ricevitore AIS che avevo acquistato già a St Nazaire ma che non avevo avuto il tempo di installare.
La novità
più degna di nota su questa seconda tappa, era il modulo “routage” di MaxSea acquistato di recente e provato un pochino con l’aiuto di Franco durante la breve navigazione fatta durante vacanze di
Natale in Sicilia.
Grossa
delusione nel campo trasmissione- ricezione satellitare! I primi giorni, malgrado un segnale buono o ottimo, la ricezione di email, in particolare con allegati, è stata molto difficoltosa, a
volte impossibile. Ho perso decine di minuti della scheda prepagata per tentare di ricollegarmi dopo i tentativi infruttuosi. Non ho un’antenna esterna, ma lo stesso problema l’ha riscontrato
anche qualche altra barca che ne aveva una. Poi, circa a metà strada, a causa di un osteriggio aperto, è entrata acqua bagnando proprio il modem (chiamato kit data e che e’ una scatolina di pochi
centimentri montata sul telefono stesso) e i cavi di collegamento col PC. Da quel momento non ho più avuto bisogno di innervosirmi per scaricare la posta e i grib: il sistema era morto del
tutto!
Non ho modificato le
priorità rispetto alla prima tappa, ed ho utilizzato anche questa volta la cella al combustibile (
Per vari motivi la
prima tappa era stata disastrosa da questo punto di vista e mi ero ripromessa di migliorare la qualità dell’alimentazione durante la traversata.
L’acqua è
sempre il problema maggiore, particolarmente in regata per questioni di peso, perlomeno fintanto che nessuno inventerà l’acqua liofilizzata….
Fra le due tappe avevo frequentato
il